Germania, Google alle strette. Rischia multa per StreetView

PRIVACY

L'azienda non consegna i dati personali raccolti nel corso delle riprese come richiesto dal regolatore tedesco. Potrebbe dover pagare un'ammenda di 300mila

di Patrizia Licata
Google non ha rispettato la scadenza fissata dal regolatore tedesco per consegnare i dati raccolti sulle reti wireless private durante le riprese per Street View. Il colosso di Mountain View aveva tempo fino alla mezzanotte del 26 maggio per presentare i dati al Commissario all’informazione di Amburgo, Johannes Caspar, che ha chiesto un’indagine sulle pratiche di Google e che ha spinto l’azienda americana a riconoscere, il 14 maggio, che i suoi veicoli hanno involontariamente registrato informazioni che riguardano privati cittadini (frammenti di pagine web e messaggi email trasportati da reti wifi non protette).

Tuttavia Google ha fatto sapere mercoledì che la richiesta del commissario solleva “questioni legali” che l’azienda deve prima esaminare; solo in seguito potrà decidere se rendere disponibili le informazioni. I consulenti legali di Google hanno indicato al colosso di Internet che condividere i dati privati col regolatore potrebbe violare la legge tedesca sulle telecomunicazioni.

Caspar ha respinto la tesi di Google assicurando che consegnare al regolatore i dati raccolti non violerebbe alcuna legge. Secondo alcune fonti sentite dal Financial Times, invece, Google rischia di ritrovarsi a pagare una multa di 300 mila euro per aver mancato la scadenza del 26 maggio.

E i guai non sono finiti perché anche negli Stati Uniti un giudice federale ha ordinato a Google di consegnare copie dei dati wireless privati catturati nel corso delle riprese per Street View: i dati verranno poi conservati in modo sicuro come backup, nel caso fossero ammessi come prova nelle cause legali contro Google. Diversi Stati Usa hanno infatti già intentato causa contro l’azienda di Mountain View chiedendo milioni di dollari di danni per la raccolta di dati personali.
 Google si è scusata, affermando che tale raccolta è stata involontaria e causata dalla presenza di reti wifi non protette. Ma probabilmente non basta.

28 Maggio 2010