Micromax, il Davide indiano che sfida i Golia del 3G

MOBILE

Da società di software a quarto player indiano dei telefonini, l'azienda punta ora a un cellulare low cost di terza generazione

di Patrizia Licata
Piccoli produttori indiani crescono. E arrivano a turbare i sonni dei big del calibro di Nokia. In due anni e mezzo, Micromax, azienda di Gurgaon, è diventata il quarto maggior player del subcontinente, terzo per i Gsm, e pronta a cavalcare l’onda del 3G. In palio c’è la conquista di 600 milioni di utenti mobili su un mercato che ha un tasso di crescita tra i più elevati del mondo.

Nata per servire i mercati rurali, Micromax, i cui sontuosi uffici si ergono tra strade dominate da tanfo e miseria, è oggi determinata a farsi largo anche tra i sofisticati consumatori dei grandi centri urbani. Con creazioni come il telefonino tempestato di Swarovski, tanto stridente con la realtà della sua cittadina di origine.

“Anche per questo stiamo investendo nel cricket e nel cinema”, racconta al Sole 24 Ore Vikas Jain, 35 anni, co-fondatore e business director; “vogliamo che il nostro brand diventi riconoscibile: i nostri clienti non devono più tenere i nostri telefoni in tasca. Vogliamo che li appoggino sul tavolo senza paura di sfigurare con amici e colleghi”.

Partita come società di software, due anni e mezzo fa Micromax ha deciso di fare il salto verso il mondo dei telefonini. Con un dilemma: costare meno o offrire di più? Una volta messo sul mercato con successo un apparecchio con una batteria in grado di garantire 16 ore di conversazione o 30 giorni di stand-by, è stato chiaro che, almeno in quelle vaste regioni dell’India dove i black out sono più lunghi e frequenti, la strada da seguire era la seconda.

Da allora Vikas e i suoi tre soci non hanno smesso di crescere: oggi, secondo Idc, Micromax è il quarto player del mercato indiano dopo Nokia, Samsung e Lg (e davanti a Motorola e SonyEricsson) ed è terzo nel segmento dei telefoni Gsm. Un risultato reso possibile da un altro fortunato tentativo di smarcarsi dai concorrenti: la produzione di apparecchi con due sim. In questo modo gli utenti (in città) possono separare le telefonate private e quelle di lavoro, ma usare sempre lo stesso telefono, mentre agli utenti rurali è stata offerta una sorta di number portability virtuale. Spiega Jain: “In India non si può ancora cambiare operatore senza perdere il proprio numero, ma con due sim si può sempre essere reperibili sulla propria utenza ‘storica’ e utilizzarne di volta in volta un’altra per fare le chiamate approfittando delle offerte più vantaggiose”.

Il mercato indiano della telefonia mobile è in rapida trasformazione. I colossi stanieri stanno lentamente perdendo share a favore di una miriade di piccole e giovani realtà locali. Se nel primo trimestre del 2008 i nuovi player erano cinque e non valevano che lo 0,9% del mercato, nell’ultimo quarto del 2009 il loro numero era salito a 28 e le loro vendite erano arrivate al 17,5% del totale.

La prossima sfida che metterà di fronte multinazionali e produttori locali è quella dei telefoni di terza generazione. I principali operatori indiani come Airtel, Reliance e Vodafone hanno speso cifre molto più alte del previsto per ottenere le licenze. E se il 3G non sarà un successo non potranno recuperare quanto investito. “Vogliamo produrre un cellulare di terza generazione a meno di 4mila rupie (70 euro)”, spiega Jain. “Con tutto quello che hanno sborsato, gli operatori faranno di tutto per trasformare il 3G in un mercato quasi di massa”.

15 Giugno 2010