FT: dai mercati emergenti la soluzione alla crisi di Nokia

L'OPINIONE

Secondo il quotidiano la società finlandese potrebbe ritrovare la spinta puntando ai Paesi in via di sviluppo dove ancora non soffre la concorrenza di Apple e Rim

di Federica Meta
La salvezza di Nokia passa per i mercati emergenti. Ne è convinto Paul Betts che sul Financial Times osserva al microscopio la crisi che ha colpito la società, sottolineando che la casa finlandese potrebbe puntare sui Paesi in di sviluppo per ridare fiato al suo business. “Nokia, oltre a vantare ancora un 39% di market share nel mercato mondiale degli smartphone gode di un grande vantaggio nei mercati emergenti dove offre device performanti a basso prezzo”.

Ma anche se l’asset di Nokia si dovesse spostare in larga parte verso i Paesi emergenti, cosa accadrà se o quando quei consumatori inizieranno a rispondere alle sirene di Apple, Google e Rim, come è successo nel mercati maturi? Betts scommette che la casa finlandese “è pronta a reinventarsi”.

Analizzando il warning sui conti che l’azienda ha fatto nei giorni scorsi, Betts sottolinea che “la società finlandese ha certamente provato a recuperare il ritardo con software e servizi per vincere la gara con i sui rivali – riconosce Betts - ma finora la sua nuova gamma di prodotti non è riuscita a conquistare il mercato né tantomeno l’entusiasmo che i nuovi BlackBerry o device Apple”. Secondo Betts, inoltre, i bassi prezzi applicati dalla casa finlandese – il prezzo medio di un cellulare Nokia è di 155 euro a fronte dei 400-500 euro che si pagano, ad esempio, per un BlackBerry - avrebbe allontanato progressivamente i clienti di fascia alta che, oggi, sono disposti anche a spendere molto pur di avere il device che desiderano.

“Inoltre Nokia non ha messo sul mercato un dispositivo in grado di competere realmente con l’iPhone o i prodotti Rim - ricorda Betts -. Detto questo, però, l’azienda non è affatto intenzionata ad arrendersi, e con questo si dovranno fare i conti".

18 Giugno 2010