Bersani: "All'asta per le Tlc le frequenze tv del digitale"

PIERLUIGI BERSANI

"Serve sviluppare le Ngn superando una empasse che rischia di fare perdere all’Italia il treno della modernizzazione” dice il segretario Pd alla non stop sull'innovazione "Pdigitale". Calabrò (Agcom): bene il tavolo Romani-telco. Bassanini: investimenti Cdp solo in presenza di accordo fra gli operatori

di Enzo Lima
“Bisogna mettere all’asta per le esigenze delle telecomunicazioni mobili le frequenze rese libere dall’operazione digitale terrestre”: lo ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani, intervenendo a "PDigitale", una non stop sulla banda larga organizzata dal Partito democratico. Bersani ha accusato il governo di “aver buttato in un indistinto calderone” i fondi destinati al supporto pubblico per lo sviluppo del broadband e il superamento del digital divide. “Che fine hanno fatto gli 800 milioni promessi dal viceministro Romani? Non se ne sa più nulla. Eppure, la banda larga è essenziale per la crescita dell’Italia: è indispensabile per muovere investimenti in grado di modernizzazione il sistema Italia”.
Secondo Bersani, è necessario trovare uscire dall’impasse per cui le nuove reti non si riesce a farle senza Telecom Italia ma non si riesce a farle nemmeno con Telecom Italia. “Va preso in mano il bandolo per non rinviare di anni altrimenti si perde il treno dello sviluppo delle tlc e dell’innovazione”.

Del tavolo sulle reti di nuova generazione che il viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, ha convocato per il 24 giugno ha parlato, nel corso dell'evento, anche il presidente Agcom, Corrado Calabrò, definendolo un'iniziativa positiva. Su questo l'Autorità per le Tlc si aspetta "un'uscita più decisa da parte della Cassa depositi e prestiti, che naturalmente pone delle condizioni preliminari alla possibilità di investimento", ha precisato Calabrò .

"Guardiamo con buon auspicio - ha detto Calabrò - a questa iniziativa", ha detto Calabrò ricordando tuttavia che "i primi contatti al tavolo tecnico mostrano posizioni diversificate ma non passive". In ogni caso, ha proseguito, "circa un anno e mezzo fa abbiamo piantato un seme, da cui escono ora stentate pianticelle. Tuttavia dobbiamo dire 'eppur si muove', però bisogna crederci".
Calabrò ha infine ricordato che occorre fare presto perché "ci vogliono da tre a cinque anni almeno per una fibra funzionante e per portare a un cambiamento effettivo".




Immediata la risposta di Franco Bassanini (nella foto) che ribadisce il concetto già esposto in aprile in occasione della presentazione del Rapporto 2010 sulla digitalizzazione del paese. La prima condizione di investimento - ha detto al convegno del Pd, specificando però di parlare in quanto presidente dell'associazione Astrid e non della Cdp - è che si realizzi una sola rete. Deve esserci un'intesa tra gli operatori di Tlc senza la quale verrebbe a mancare la condizione 'sine qua non' per l'investimento di capitali privati o "assimilabili a quelli privati, come quelli pubblici della Cassa depositi e prestiti". La Cdp non sarà presente, ha precisato Bassanini, al tavolo di giovedì fra Romani e gli operatori.


Secondo Paolo Gentiloni, ex ministro delle Comunicazioni, la risposta è "'Lavorare insieme dove possibile. Telecom è comprensibilmente preoccupata di mantenere il ruolo di gestore della rete, ma stiamo parlando di infrastrutture passive” per la rete di nuova generazione e il progetto di condivisione è dunque "compatibile con le preoccupazioni”. "L'investimento di cui si parla - dice Gentiloni - è troppo rilevante per essere affrontato solo dagli operatori di telecomunicazioni, ma non è un investimento inavvicinabile per un grande Paese come l'Italia”.

18 Giugno 2010