Dècina: "Servono più frequenze. O sarà l'ingorgo"

L'INTERVISTA

Il guru delle Tlc: "Il Piano frequenze porta l'Italia un passo avanti, ma non basta. Per le nuove applicazioni mobili serve banda televisiva"

di Alessandro Castiglia
«Il Piano nazionale delle frequenze dell’Authority per le Comunicazioni può anche essere accolto come un passo avanti, ma di sicuro non basta». Maurizio Dècina, docente di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, fra i massimi conoscitori del mondo delle Tlc in Italia, ha un’obiezione di carattere generale da sollevare rispetto alle scelte compiute in questo campo dal governo e dalla stessa Authority guidata da Corrado Calabrò. “In quel piano non c’è ancora la soluzione al problema principale delle nostre telecomunicazioni, che oltretutto promette di diventare sempre più grave”.
Quale sarebbe questo problema, professore?
La scarsa disponibilità delle frequenze utilizzabili per la trasmissione dei dati sul mobile. Tra la terza e la quarta generazione della telefonia cellulare si è verificata un’enorme crescita del traffico sulla rete e le risorse di spettro disponibili non bastano più per soddisfare queste richieste. È un tema che tutto il mondo si prepara ad affrontare come una priorità, ma che da noi si fa ancora fatica a spiegare.
Vuol dire che la telefonia mobile ha bisogno di nuove frequenze?
Certo. L’assegnazione delle porzioni di spettro liberate dalla tv digitale è fondamentale per le nuove applicazioni della telefonia mobile. Tant’è che in Germania le hanno già destinate a questo scopo. Lo stesso si preparano a fare in Inghilterra, in Francia e nella maggior parte dei paesi europei. Negli Usa hanno già incassato 20 miliardi mettendo all’asta per gli operatori di telefonia mobile uno spettro molto più ampio di quello dei paesi europei. Il governo Usa, con il National broadband action promette addirittura ai broadcaster una quota parte degli incassi dell’asta per ripagarle dello spettro che vorranno cedere ai telefonici. L’Italia è, da questo punto di vista, all’ultimo posto.
Ma proprio su questo terreno il Piano nazionale delle frequenze è stato visto come un passo importante…
Il Piano dice forse che il dividendo ottenuto con la tv digitale vada assegnato agli operatori di telefonia mobile anziché a quelli della televisione?
No, ma in Agcom sottolineano che una decisione del genere non rientra fra i loro compiti. Sarà la politica a stabilire la destinazione delle frequenze, ma intanto è stato evitato il far west.
Sono contento che sia stato evitato il far west, ma forse non è ancora ben chiara la situazione verso cui stiamo andando. Il fatto è che la trasmissione dati via rete cellulare ha bisogno di tanta, tantissima banda per sviluppare le sue potenzialità. Questa banda oggi non c’è e finché non sarà disponibile tutti i servizi di cui si sente parlare, a partire dalle meraviglie dell’iPad, resteranno al palo. Per essere chiari: c’è bisogno che i broadcaster mollino le frequenze e le lascino usare alle Tlc, cosa che al momento non mi pare proprio si stia verificando.
I servizi evoluti come la consegna di e-book o nuovi giornali in formato digitale hanno bisogno di molta più banda di quella disponibile oggi?
Ne avranno bisogno le persone, se vorranno collegarsi tutti nello stesso momento per ricevere questi contenuti, cosa che certamente accadrà se i nuovi servizi avranno successo. La banda disponibile sulle frequenze mobili è a malapena sufficiente per gli usi ridotti che se ne fanno oggi: qualcuno che scarica le e-mail, qualcun altro che fa un po’ di navigazione su Internet. Ma il giorno in cui l’uso della rete mobile per trasferire i dati diventerà veramente di massa, si toccherà con mano il problema: saremo tutti bloccati in un gigantesco ingorgo.
È in corso un aumento degli utenti che usano la banda larga mobile tale da giustificare questa preoccupazione?
Altroché. Ed è proprio quel che si tarda a capire in Italia. È in corso in tutto il mondo un fenomeno impressionante che ha sorpreso anche me per la sua velocità. Le ultime previsioni dicono che da qui al 2015 l’accesso a Internet da telefono mobile raddoppierà in termini di utenti e supererà quello della banda larga fissa. Il sorpasso che è avvenuto negli anni passati per la voce, che ha portato il numero dei telefoni mobili nel mondo a 4,6 miliardi di cellulari contro 1,5 di linee fisse, sta per avvenire per la trasmissione dei dati su Internet. Nel giro di pochi anni i telefoni mobili con l’accesso a larga banda diventeranno 4 miliardi, mentre i fissi resteranno intorno a un miliardo e mezzo, al massimo due.
La velocità a cui viaggiano oggi i dati sulla rete non sembra sufficiente per le applicazioni di nuova generazione, indipendentemente dall’affollamento della rete…
Ma presto non sarà più così. L’Hsdpa e l’Lte si diffonderanno rapidamente e sempre più gente comincerà a usare la rete mobile come oggi è abituata a usare la rete fissa. A quel punto, se non ci sarà banda disponibile cominceranno i dolori: ci sarà un danno gravissimo, una strozzatura per tutta l’economia, che costringerà l’Italia a restare indietro rispetto a molti altri paesi.

21 Giugno 2010