Lisbona, golden share contro la vendita di Vivo

GOLDEN SHARE

L'assemblea degli azionisti dà li via libera alla vendita con il 76% dei voti. Il governo di Socrates mette il veto alla cessione a Telefonica. Kroes: "I governi stiano fuori dalle scelte delle aziende"

di Patrizia Licata
Lisbona entra con decisione nella querelle tra Telefonioca e Portugal Telecom per l'acquisto di Vovo. Lo Stato portoghese ha bloccato l'acquisto di Vivo da parte di Telefonica. Il governo di Josè Socrates ha esercitato la "golden share" mettendo il veto alla vendita da parte di Portogal Telecom della partecipazione nell'operatore brasiliano per 7,5 miliardi, considerandolo "un attività strategica per il Portogallo". Un portavoce del gruppo spagnolo ha fatto sapere che "Telefonica intende muoversi con i propri legali per contrastare la decisione". E' atteso intanto per iggi il Cda dell'operatore portoghese.
"L'offerta di Telefonica è stata sconfitta, il governo ha messo il veto", ha precisato, Jorge Felix, capo del sindacato dei lavoratori di PT presente alla riunione degli azionisti. Altri due azionisti dell'operatore, dopo aver confermato la decisione del governo, hanno aggiunto che l'assemblea aveva accettato la la cessione con il 74% dei voti a favore e il 26% contro.


La decisione del governo Socrates non è piaciuta al commissario per l'Agenda Digitale, Neelie Kroes, che si è detta "contraria all'intervento dei governi in decisioni che riguardano le imprese".

Con un tentativo in extremis di vincere le resistenze di Portugal Telecom, Telefonica ieri aveva alzato la posta su Brasilcel, la holding cui fa capo il 60% di Vivo, a 7,15 miliardi di euro (l’ultima offerta ammontava a 6,5 miliardi).

La situazione era precipitata lunedì, quando la Consob portoghese, ovvero la Cmvm, ha bloccato la vendita da parte di Telefonica a investitori “amici” dell’8% del capitale di Pt che deteneva in portafoglio, impedendo quindi a questo blocco di azioni di votare a favore dell’offerta. E gli spagnoli non possono comunque votare in assemblea, dato l’evidente conflitto di interesse nell’operazione.

Il governo portoghese, poi, si è dichiarato apertamente contrario alla cessione della partecipazione brasiliana, fonte di importanti dividendi, ma soprattutto piattaforma per gli interessi portoghesi in Brasile e America Latina. Non solo l’asset è stato definito strategico dal ministro dell’Economia, ma venerdì scorso l’esecutivo lusitano ha ordinato all’istituto pubblico Caixa general de depositos che detiene il 7,3% del capitale di Pt di votare contro l’offerta di Telefonica.

I portoghesi sanno bene che Pt senza Vivo è poca cosa, un operatore sostanzialmente locale, facile preda di qualsiasi investitore. Addirittura gli ambienti finanziari spagnoli ipotizzano che, se l’offerta di Telefonica dovesse fallire, il presidente Cesar Alierta lascerebbe passare alcuni mesi per far riprendere forza al titolo Pt, e poi potrebbe lanciare un’Opa direttamente sull’azienda portoghese (7,4 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato) e raggiungere comunque il suo obiettivo. Il mercato brasiliano conta troppo, infatti, perché Telefonica corra il rischio di perdere le potenzialità che si creerebbero con un pieno controllo di Vivo e una fusione delle operazioni mobili di quest'ultimo con quelle del suo operatore fisso Telesp.

Anche Telecom Italia, del resto, ha avuto modo di sottolineare che il Brasile è “area fondamentale nella strategia di sviluppo del gruppo”, come ha fatto ieri l’amministratore delegato Franco Bernabè a margine dell’incontro Brasile-Italia a San Paolo. “Per le sue caratteristiche geografiche, il Brasile è un mercato con maggiori potenzialità di crescita nel settore del mobile rispetto a quello della telefonia fissa”. Ma le manovre di Telefonica per la conquista di Vivo non toccano il gruppo italiano: “L’eventualità del controllo degli spagnoli su Vivo non cambia la nostra strategia”, ha indicato Bernabè: “Tim Brasil, che a differenza degli altri operatori locali, non corre i rischi legati alla progressiva sostituzione del fisso col mobile, è pronta a guidare l’evoluzione tecnologica del Paese in questa direzione, grazie all’integrazione delle infrastrutture di rete di Intelig”.

30 Giugno 2010