Acta, Isp sul piede di guerra: "Non faremo i poliziotti del Web"

EUROPA

Internet provider, telco e cable company uniscono le forze e lanciano l'sos alla Commissione Ue: "Serve una supervisione democratica. Si rischia di mandare all'aria la normativa europea"

di Patrizia Licata
Lo sviluppo della Società dell’informazione europea e del Mercato unico digitale sono a rischio se alcuni provvedimenti molto controversi dovessero entrare nella versione finale dell'Acta, l'accordo internazionale anti-contraffazione: è questa la convinzione dei principali provider di servizi di comunicazioni elettronica dell’Europa che hanno rivolto un appello alla Commissione europea e alle altre parti coinvolte nei negoziati, riunite oggi a Lucerna (Svizzera).

L'appello riunisce operatori fissi e mobili, Isp e aziende del cavo, rappresentati da Etno, Gsma, Cable Europe e EuroIspa, che chiedono che sia mantenuta “una supervisione democratica della nuova legislazione fino alla conclusione delle trattative”.

L’accordo finale dell’Acta deve escludere, dicono le telecom dell'Ue, provvedimenti che minano il quadro normativo esistente, ostacolano lo sviluppo dei nuovi servizi elettronici e limitano i diritti alla privacy dei cittadini europei, anche perché tutto questo contravverebbe agli obiettivi della Digital agenda for Europe.

I provider di comunicazioni elettroniche sono in particolare preoccupati da una serie di provvedimenti che contraddicono notevolmente l’acquis comunitario (l'insieme dei diritti e degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell’Ue). In base a quanto prevede la bozza dell’Acta, la portata delle sanzioni criminali si allargherebbe oltre il quadro legale esistente nell'Unione, che si limita all’infrazione di natura commerciale, e cercherebbe l’abolizione del principio di “mere conduit”, imponendo responsabilità civile e penale agli Isp per i contenuti veicolati attraverso le loro reti, contraddicendo la eCommerce Directive.

I provider europei si dicono ancora contrari  a ogni tentativo di introdurre un sistema in cui entità private come gli Isp siano chiamate a controllare i contenuti delle comunicazioni tra cittadini, assurgendo a “poliziotti” della rete. Ciò metterebbe a rischio la “confidenzialità” delle comunicazioni e abbasserebbe il livello di sicurezza legale necessaria agli Isp per operare. Gli Isp non vogliono che la legge europea cambi per azione di un trattato internazionale, e non per decisione degli organi europei.

I provider di e-comunicazioni dell'Ue ribadiscono di essere  convinti difensori della proprietà intellettuale, a favore della quale, come sostiene la Digital Agenda, occorre agire non con le sanzioni cercate dall'Acta, ma offrendo un’ampia scleta di contenuti online legali e attraenti. Conclude l'appello: è essenziale sviluppare le condizioni migliori perché l’accesso ai contenuti online sia facilitato e per favorire lo sviluppo di nuovi modelli di business.

30 Giugno 2010