Apple si tuffa nell'ad mobile. Sfida a Google e Microsoft

PUBBLICITA'

Rampa di lancio oggi per la piattaforma iAds. Entusiaste le aziende, meno gli sviluppatori

di Patrizia Licata
E’ pronto l’affondo di Apple sulla pubblicità mobile, ma non è solo una crociata alla conquista di un mercato in pieno sviluppo: è anche una campagna, più o meno velata, contro le rivali dell’advertising online, Google in primis, ma anche Microsoft.

Viene lanciata oggi, infatti, la piattaforma iAds, che sarà disponibile solo per un numero limitato di applicazioni per iPhone (e in seguito per iPad): entusiaste le aziende (Nissan, Sears, Citigroup, Unilver, tra le tante), pronte a investire complessivamente quest’anno 60 milioni di dollari in pubblicità mobili veicolate da Apple.

Sono pubblicità che hanno componenti video e interattive, spiega il Financial Times: l’azienda della Mela spera così di unire il coinvolgimento emozionale che si raggiunge negli spot in tv con la partecipazione possibile solo nelle pubblicità su Internet. “E’ la nascita di un nuovo mercato”, secondo Jonathan Nelson, capo di Omnicom Digital, gruppo di advertising. “Funzionerà di sicuro”, commenta Christophe Cauvy, digital director di McCann Worldgroup.

I device mobili nel mondo sono 4 miliardi, molto più dei telefoni fissi, e gli investimenti in pubblicità mobile, secondo PwC, si moltiplicheranno da 2,2 miliardi di dollari dello scorso anno a 7,7 miliardi nel 2014, pari al 7,4% del totale del marketing online.

Ma gli sviluppatori già protestano. Siccome il primo obiettivo di Apple è portare iAds nelle applicazioni high-end, la maggior parte degli sviluppatori resterà escluso. Quel che appare ancor più grave è che Apple blocchi di fatto l’uso di AdMob, il network su cui Google distribuisce la pubblicità, il più usato dagli sviluppatori di applicazioni. L’azienda di Steve Jobs ha infatto modificato i termini del suo accordo con gli sviluppatori, indicando che la raccolta e l’utilizzo dei dati sugli utenti, necessari per ottimizzare le pubblicità, verranno garantiti solo ai fornitori di servizi pubblicitari indipendenti il cui business primario sia l'advertising mobile, escludendo invece chi ha come primo business lo sviluppo di dispositivi o sistemi operativi mobili o comunque ambienti di sviluppo alternativi a quello di Apple. In due parole, Google e Microsoft.

“Limitare le nostre scelte, specialmente eliminando le più grandi reti di pubblicità mobile che esistono, è sconcertante”, afferma Justin Siegel, chief executive di Mocospace, un social network per utenti di telefonini con 12 milioni di iscritti. Il malcontento degli sviluppatori non gioca a favore di Apple: la loro fedeltà è essenziale per combattere la concorrenza di Google.

Quest’ultima, da parte sua, se raccoglie l'entusiasmo di sviluppatori e utenti, convince molto meno le authorities: in Francia l’antitrust ha decretato che Google ha abusato della sua posizione dominante sul mercato della pubblicità online quando ha vietato a un’azienda di servizi Gps francese di usare il suo servizio AdWords. La Autorité de la Concurrence ha risposto così all’esposto presentato a febbraio dalla parigina Navx, che fornisce informazioni sulla localizzazione degli autovelox nelle strade e sui prezzi della benzina. La società accusava Google di aver agito scorrettamente sospendendo il suo contratto con AdWords senza preavviso.

L’antitrust francese ha dato ragione a Navx e ordinato a Google non solo di ripristinare l’account della società parigina entro cinque giorni ma anche di chiarire, in quattro mesi, le condizioni del suo servizio AdWords, che l’Autorité ha definito “poco trasparente”.

Google controlla il 90% della ricerca Internet in Francia e ha una posizione dominante anche nella pubblicità online. Navx, che era stata cliente di Google per tre anni, ha detto di aver perso il 60% del suo business quando l’americana le ha negato l’account. Google si era giustificata, al momento della chiusura del contratto, dicendo che non avrebbe più promosso i device per la rilevazione radar, che sono illegali in Francia, ma Navx sostiene di non vendere tali apparecchi, ma solo di dare informazioni su dove si trovano le telecamere per il rilevamento della velocità sulle strade.

01 Luglio 2010