Mannoni: "Basta melina, ora si collabori sulle Ngn"

NGN ITALY

Il commissario Agcom: "Le manovre degli Olo hanno bloccato per due mesi i lavori del Comitato Ngn. Le regole per le nuove reti devono tutelare la concorrenza e sblindare gli investimenti"

di Alessandro Longo
Da circa due mesi sono in stallo i lavori del Comitato Ngn. Prevale la diffidenza sulla collaborazione costruttiva. È quanto lamentato da Stefano Mannoni, commissario dell’Agcom. Giungere a regole condivise per costruire una rete di nuova generazione, in Italia, significa in questo momento anche scontrarsi con sospetti e scarsa fiducia reciproca. Così l’Autorità è costretta a un braccio di ferro per appianare le tensioni e riportare al tavolo tutti gli attori.
Commissario, parliamo di regole. Quali nodi state affrontando?
Prima ancora di regole vorrei parlare di metodo e di procedure. Il 24 giugno il Consiglio ha deliberato che l’unico organo deputato è il Comitato Ngn, ribadendo piena fiducia al presidente Vatalaro. Il Consiglio ora si aspetta che tutti, a cominciare dagli Olo concorrano al tavolo del Comitato senza battere strade parallele.
Quali vie parallele?
Vi è chi invia documenti sulle Ngn direttamente all’Agcom. È uno sbaglio. Il Consiglio prenderà in considerazione i lavori che si svolgono nella sede appropriata, ossia il comitato. Abbiamo respinto con fermezza i tentativi di boicottarlo.
Questi retroscena possono sorprendere. Come si è giunti a una tale presa di posizione?
Da due mesi il Prof. Vatalaro lamenta scarsa cooperazione fino quasi all’ostruzionismo.
Gira voce che gli Olo non si fidino dell’indipendenza di Vatalaro e che lo vedano troppo vicino alle posizioni di Telecom Italia.
Questo è un pregiudizio che l’Autorità respinge. Siamo convinti della neutralità del presidente. È infondata l’idea che propenda per TI.
E a che punto sono i lavori, al tavolo del Comitato?
Erano arrivati a un buon punto. Si è fatto un lavoro istruttorio con centinaia di pagine di documentazione sulle Ngn. È un lavoro preliminare, senza ancora giungere a formulare ipotesi formali. Peccato che da due mesi i lavori siano in stallo, per i problemi di cui ho detto.
Comitato a parte, lei ha un’opinione personale su come andrebbe fatta l’Ngn in Italia?
Secondo me le regole dovrebbero rispettare un equilibrio tra la tutela della concorrenza e lo stimolo a investire. Bisogna trovare una soluzione condivisa, senza ipoteche né ricatti. La mia idea è che le modalità di accesso alla rete in fibra debbano nella misura del possibile riprodurre il tipo di accesso fisico che esiste nel rame, privilegiando l’accesso disaggregato rispetto al bitstream. Che è una soluzione meno soddisfacente. Vorrei adesso aggiungere qualcosa sul lavoro fatto da Romani
Prego, ci dica su Romani
Il vice ministro ha fatto bene a convocare il tavolo Ngn, è nell’interesse del Paese trovare la quadra tra Olo e Telecom. Se TI partisse da sola, senza un impegno del sistema Paese, sarebbe legittimo, è nei suoi diritti. Ma a un’azienda così importante si deve chiedere di coniugare i suoi interessi con quelli del Paese, giocando sul tavolo della persuasione politica e non della coercizione. Senza costringere nessuno a fare cose contrarie al proprio interesse e soprattutto senza vaneggiare di interventi espropriativi sulla rete. Sono certo che Romani riuscirà a trovare il registro giusto in questa difficile composizione.
La banda larga d’accesso, nel futuro, sarà sia in fibra sia su frequenze radio con tecnologia 4G. A tal proposito, qual è la sua opinione sulle frequenze da assegnare alla banda larga mobile?
L’Agcom, con il nuovo piano frequenze, ha creato le premesse per destinare frequenze a un eventuale dividendo digitale esterno, ossia destinato anche a servizi banda larga. La decisione ovviamente spetta al Governo e al Parlamento. Credo comunque che, ove si decidesse di procedere, queste frequenze debbano essere messe all’asta: il trading delle frequenze tra servizi televisivi e telefonici non è accettabile, poiché sono patrimonio dello Stato.
Lo Stato dovrebbe quindi togliere le frequenze alle emittenti e indennizzarle, e poi fare un’asta, secondo lei?
È troppo presto per pronunciarsi ma questo potrebbe esser un percorso. A tale proposito, apprezzo anche che il viceministro Romani si sia impegnato a recuperare la capacità inutilizzata. Se le emittenti non utilizzano le frequenze assegnate e le lasciano con tanti monoscopi, stanno violando la legge. Lo Stato deve riprendersele e riassegnarle.

05 Luglio 2010