Calabrò: "Senza frequenze la rete mobile rischia il collasso"

LA RELAZIONE AGCOM

Bernabè non ci sta: "Nessun rischio". Ma il presidente dell'Agcom, che stamattina ha presentato la Relazione annuale, annuncia: "Presto all'asta 300 Mhz". Intanto l'Udc chiede al governo di riferire in Parlamento sulle condizioni del network

di Mila Fiordalisi
“L’Italia è il secondo Paese europeo per diffusione della banda larga mobile. Ma se non interveniamo rapidamente, con il tasso attuale di diffusione degli smartphones, la nostra rete mobile rischia il collasso”. L’allarme porta la firma del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò (scarica qui l'intervento) che stamattina a Roma ha presentato la Relazione annuale dell’Authority.

“L’Agcom, con vivo apprezzamento della commissaria Kroes, sta portando avanti, in Europa e in Italia, una politica finalizzata alla liberazione in tempi brevi delle frequenze radio. Contiamo di rendere disponibili circa 300 Mhz da mettere all’asta per la larga banda”, annuncia il presidente ricordando l’approvazione, il mese scorso, del piano delle frequenze. “Non ci credeva nessuno. È la prima volta che un piano delle frequenze che abbia un’effettiva probabilità di attuazione viene adottato in Italia: permette risorse per le TV nazionali (con 5 nuovi multiplex a gara), per l’alta definizione, per le TV locali (con almeno 13 mux, che corrispondono a 65 programmi locali per ogni Regione), per la radio, e consente di liberare 9 canali Tv da destinare alla larga banda wireless, come chiede la Commissione europea.

"Bisogna muoversi in parallelo per sviluppare le reti di nuova generazione basate sulla diffusione della fibra ottica per le infrastrutture fisse e sulla disponibilità di nuove frequenze per la banda ultra larga mobile", è la tesi di Stefano Pileri presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici.

Sul rischio di collasso della rete mobile è arrivata immediata la replica del numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè: "Non c'è un rischio 'collasso' per la rete mobile a causa dell'ampia diffusione degli smartphones. Telecom, come gli altri operatori, sta facendo grossi investimenti per la connessione in fibra ottica delle stazioni radio base per aumentarne la potenza e la capacita''.

Da parte sua il numero uno di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo aggiunge "che le tariffe flat, illimitate per quantità di traffico, non sono sostenibili e ne pagano le conseguenze i clienti". "Per aumentare la capacità di banda Vodafone Italia sta investendo sulla fibra e sono stati attivati tutta una serie di strumenti di controllo per limitare la quantità di banda in caso di uso eccessivo in certi orari in modo da garantire una giusta qualità a tutti i clienti". Sul tema broadband Bertoluzzo aggiunge che "per il passaggio alle Ngn è fondamentale unire le forze, facendolo subito e senza duplicazione degli sforzi". 

Gli fa eco il numero uno di Wind Luigi Gubitosi: “Siamo pronti a partire non appena Governo e Agcom ci metteranno in condizione di farlo. Il progetto Ngn degli operatori alternativi, precisa, è solido e immediatamente finanziabile, manca solo il contesto normativo. Bene il Governo a promuovere il tavolo, ora, continua Gubitosi, l’Agcom faccia la sua parte spingendo maggiormente sulla fibra ottica".



Ma Roberto Rao, capogruppo dell'Udc in commissione di Vigilanza Rai, ha chiesto al governo di riferire in Parlamento: "'L'allarme lanciato dal presidente dell'Agcom Calabrò sul possibile collasso della rete mobile per la diffusione degli smartphones, è allarmante e impensabile per un grande paese come l'Italia. Su una questione di questa importanza il governo riferisca urgentemente in Parlamento. Sul nostro paese pesa un grave ritardo nella realizzazione delle infrastrutture, che mette in difficoltà lo sviluppo dell'economia e scoraggia gli investitori stranieri. Nella diffusione della banda larga, su cui si gioca il futuro dell'economia, siamo addirittura al 17° posto nell'Ue. Il governo, se vuole far ripartire il paese metta da parte gli spot e consenta alle nostre imprese di competere sullo scenario internazionale in condizioni di parita''.


GLI ALTRI TEMI DELLA RELAZIONE AGCOM

Tornando alla Relazione 2010 dell'Agcom il settore delle Tlc “che ha sostanzialmente tenuto”, puntualizza Calabrò “nonostante il 2009 sia stato un annus horribilis”.

In Italia tutti i principali operatori hanno chiuso i loro bilanci in attivo “malgrado la pressione competitiva garantita dalle nostre regole abbia portato all’ulteriore diminuzione dei prezzi”, aggiunge il presidente.

Continua l’espansione dei volumi anche se i ricavi totali del settore, pari a quasi 44 miliardi di euro, sono diminuiti del 3,3% rispetto al 2008. Resta invariato il peso delle Tlc sul Pil, quantificabile attorno al 3%. E le Tlc hanno rappresentato l’unico servizio con una dinamica marcatamente anti-inflattiva.

“Nel comparto della telefonia mobile abbiamo uno dei mercati più competitivi del mondo. Dal 2002 a fine marzo 2010 più di 24 milioni di utenti hanno cambiato gestore. Ciò non toglie – puntualizza Calabrò - che i costi di terminazione debbano essere rivisti alla luce della Raccomandazione europea”. “Inoltre la discesa delle chiamate fisso mobile per l’utenza non riflette appieno la discesa dei prezzi all’ingrosso. Se il mercato non dovesse funzionare interverremo”, annuncia.

Calabrò parla anche degli altissimi costi della navigazione internet in roaming: “Insisteremo presso la UE per l’abbattimento di questi costi”.

Sul fronte banda larga, Calabrò annuncia che da ottobre sarà possibile scaricare un software sviluppato da Agcom per misurarne la qualità. “I cittadini non conoscono la qualità della propria connessione”. E non poteva mancare all’appello il tema Ngn: “Ancora una volta noi abbiamo prefigurato prima degli altri la realtà in divenire, ma poi questa ha sorpassato la nostra capacità realizzatrice”, sottolinea rammaricato il presidente di Agcom.

“La rete attuale presenta ormai molteplici situazioni di saturazione sia per la rete fissa che per quella mobile. Il futuro presuppone l’ultra banda, le reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s”.

“Ci vuole sia pure, se del caso, integrativamente – un’iniziativa complessiva, un progetto Italia per una fiber Nation, che eviti costose duplicazioni delle infrastrutture civili e faccia fare al Paese il salto di qualità di cui ha bisogno”.

L'Italia è sotto la media UE per diffusione della banda larga (-20,6% della popolazione contro una media EU27 di 24,8%); siamo sotto la media anche per il numero di famiglie connesse a internet (-53% contro una media europea del 65%), oltre che per la diffusione degli acquisti on-line e per il contributo dell'Ict al Pil (3,9% contro una media del 5%) “Il nostro Paese è il fanalino di coda nel commercio e nei servizi elettronici. Le nostre imprese vendono poco sul web; la quota di esportazioni legate all’Ict è pari al 2,2% e relega l’Italia al penultimo posto in Europa", sottolinea Calabrò.

06 Luglio 2010