Fine del protezionismo. Il Canada rivoluziona le Tlc

RIFORME

Al vaglio del governo tre opzioni per aprire l'industria telecom nazionale agli investimenti esteri. Ok dai player più piccoli, ma gli incumbent temono la competizione

di Patrizia Licata
L’industria canadese delle telecomunicazioni è riuscita a mantenere buoni ritmi di crescita anche durante la recessione, ma il governo vuole dare un impulso ulteriore allo sviluppo di questo settore strategico per l’economia nazionale. Per questo sta preparando una piccola rivoluzione: un allentamento dei limiti alla proprietà straniera delle telecom canadesi.

Le proposte sul tavolo sono tre e servono ad alzare il livello degli investimenti stranieri nelle aziende nazionali e permettere alle canadesi di competere con maggior forza sul mercato globale. Il problema, tuttavia, è trovare un non facile equilibrio tra opposte esigenze: aprire al capitale estero le piccole imprese per favorirne la crescita e proteggere i colossi nazionali come Telus, Bell Canada e Rogers Communications da takeover da parte di stranieri.

Secondo gli analisti, le grandi telecom canadesi potrebbero soffrire se i limiti alla proprietà straniera saranno rivisti solo per le società piccole, come nota Maher Yaghi di Desjardins Securities in Canada. "Bell, Telus e Rogers potrebbero subire ripercussioni negative nella performance delle loro azioni e sarebbero costrette a fare tagli signficativi alle loro operazioni".

L’industria telecom canadese ha vissuto un anno eccezionale, rispetto all’andamento generale del mercato azionario di Toronto. L’indice delle aziende telecom S&P/TSX è salito del 6,3% anno su anno mentre l’indice composito ha perso il 4%. Al tempo stesso, tra tutti i Paesi industrializzati, il Canada ha l’industria telecom più protetta. La legge attuale prevede che le aziende delle telecomunicazioni siano controllate da canadesi. Gli investimenti esteri non possono superare il 46,7%, e gli investimenti diretti hanno un limite del 20%. Almeno l’80% del cda delle telecom deve essere canadese. Le telco più piccole criticano tuttavia il protezionismo sostenendo che restringe la concorrenza e mantiene i prezzi artificialmente alti. Per questo sperano nelle riforme, a beneficio sia dell’industria che dei consumatori.

La prima possibilità che il governo sta vagliando è di far salire il limite all’investimento estero al 49%, ma gli analisti pensano sia la strada meno probabile perché non introdurrebbe grandi cambiamenti. La seconda opzione è di allentare le restrizioni per le aziende più piccole (quelle che hanno meno del 10% di share di mercato). Sarebbe la soluzione più nociva per le tre grandi telecom del Paese perché metterebbe a repentaglio il loro market share favorendo le concorrenti.

La terza opzione di riforma allenterebbe i limiti alla proprietà straniera per le aziende di ogni dimensione. I tre leader nazionali non sarebbero toccati nell’immediato perché hanno attività anche nei media, che ricadono sotto norme diverse, e anzi subirebbero nel breve termine un danno sul mercato azionario, ma si riprenderebbero nel lungo termine, secondo Yaghi.

Le telecom canadesi stanno presentando i propri commenti formali in vista della decisione dell’esecutivo. Le grandi compagnie come Telus, le cui azioni hanno guadagnato il 19% quest’anno, e Rogers, che ha guadagnato il 13%, non vogliono che la volata in Borsa si arresti. Ken Engelhart, senior vice president of regulatory affairs della Rogers Communications, fa sapere che l’azienda sarebbe favorevole a una quarta via: rimuovere le restrizioni alla proprietà straniera anche in altri settori, come i media e il broadcast. Le attuali tre proposte sono bollate come "micromanagement”.

Anthony Lacavera, Ceo di Globalive Communications e della sua filiale, Wind Mobile (che fa capo a Orascom Telecom Holding), vede la questione diversamente: Lacavera vuole la riforma a favore dei player più piccoli. Per lanciare Wind Mobile, l’anno scorso il manager ha messo a punto un business plan decennale con un budget operativo di 1,6 miliardi di dollari e l’appoggio di Orascom, che possiede il 65,1% delle azioni di Globalive.

Il lancio di Wind Mobile in Canada non è stato senza ostacoli. A settembre il regolatore telecom (Canadian radio-Television telecommunications commission) aveva decretato che la partecipazione di Orascom in Globalive dava all’azienda egiziana un controllo eccessivo di Wind Mobile e aveva negato il permesso di aprire l'attività. Ma Wind Mobile aveva già assunto 800 persone ed era in fase di start-up e il governo ha ribaltato la decisione del regolatore, permettendo il lancio di Wind Mobile a dicembre come quarto operatore mobile nazionale. Secondo Lacavera rimuovere le restrizioni alla proprietà estera aiuterà le prossime start-up a non incorrere negli stessi ostacoli.

“Wind Mobile non necessita di capitali nell’immediato, ma l’industria telecom canadese ha bisogno di cambiare il suo antiquato quadro normativo”, conclude Lacavera. "Ci faremo sentire questo mese. C’è spazio per una rivoluzione sul mercato: più concorrenza ci sarà, meglio è”.

Per Phillip Huang di Ubs Investment il processo di riforma dell’industria canadese delle telecomunicazioni beneficierà le piccole aziende più che le grandi: “Aprire le porte agli investimenti stranieri in Canada sarà un vantaggio per i nuovi entranti”, nota Huang. "Gli incumbent dovranno vedersela con una concorrenza più serrata”.

14 Luglio 2010