Fastweb-Sparkle: Mokbel "dominus"

INCHIESTA RICICLAGGIO

La terza sezione penale della Cassazione rende note le motivazioni dell'arresto dell'imprenditore. Le due aziende di Tlc "a conoscenza della frode carosello"

L'imprenditore campano Gennaro Mokbel era il "dominus dell'articolata struttura", su cui indaga la Procura di Roma, che tra il 2003 e il 2007 avrebbe riciclato 2 miliardi di euro con il coinvolgimento degli ex vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Lo scrive la Terza sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della decisione con cui lo scorso 26 giugno ha confermato la misura cautelare del carcere per l'uomo d'affari sottolineando il "pericolo di reiterazione criminosa stante la spiccata proclivita' a delinquere del ricorrente". Secondo i giudici della Suprema Corte, correttamente il Tribunale del Riesame ha definito Mokbel "il vero e proprio dominus dell'articolata struttura, il quale pianifica dirige e controlla le attivita' di reinvestimento degli utili provento degli illeciti attivita' finanziarie e fiscali, grazie anche all'attivita' materiale di persone di sua fiducia che lo coadiuvavano fattivamente".

L'imprenditore, prosegue il collegio, "non esita a corrompere pubblici ufficiali dei quali si serve a fini di copertura (come nel caso dell'ufficiale della Guardia di Finanza, Luca Berriola) e a predisporre una vera e propria macchina elettorale allo scopo di perseguire il fine ultimo della elezione del sodale Di Girolamo a senatore"

Gli ex vertici, in carica tra il 2003 e il 2007, di "Fastweb e Telecom Italia Sparkle hanno accettato consapevolmente, nonostante fossero operatori in concorrenza tra loro" l'operazione "'traffico telefonico' (una di quelle su cui indaga la Procura di Roma, ndr) in quanto essa consentiva di accrescere il fatturato aziendale e offriva l'opportunita' di una 'frode carosello'" in grado di "portare vantaggi illeciti" sia alle aziende sia "alle singole persone coinvolte". Lo scrive la Terza sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con cui il 25 giugno scorso ha dichiarato legittima la misura cautelare in carcere disposta nel marzo scorso nei confronti dell'ex presidente di Fastweb, Silvio Scaglia (al momento agli arresti domiciliari), nell'inchiesta della Procura di Roma sul maxi-riciclaggio di 2 miliardi di euro.
Nella sentenza n. 27595 la Terza Sezione Penale della Cassazione ha confermato la 'gravita' degli indizi' per Scaglia, al quale successivamente sono stati concessi i domiciliari. 'Nell'articolata motivazione dell'ordinanza cautelare - scrivono i Supremi giudici - emerge la gestione spregiudicata dei flussi di denaro che utilizza gli strumenti tipici delle attivita' di riciclaggio e di reimpiego delle somme che hanno provenienza illecita e di cui si intende far perdere rapidamente le tracce'.

15 Luglio 2010