Sentinelli: cellulari, una nuova era

IL PROTAGONISTA

L'ingegnere mago del marketing: Prepariamoci: il traffico dati esploderà. Il futuro è lì

di Gildo Campesato
Il cane lo ha chiamato “Timmy”. Della serie il primo amore non si scorda mai. Ma per Mauro Sentinelli, uno degli uomini che hanno creato Tim e con essa la telefonia mobile italiana, quello è stato l’amore di una vita. Che non si dimentica e non si tradisce. Al punto che, una volta interrotto più di quattro anni fa il rapporto con Telecom Italia, non è mai passato alla concorrenza. Collabora con la Gsm Association, è nel board dell’indiana Bharti Airtel, ma in Italia nulla. È rimasto in disparte anche dopo la fine del periodo di non concorrenza concordato con Tronchetti Provera alla sua uscita dal gruppo. “Non potrei mai andare contro Telecom Italia. È troppa parte della mia vita”. Soltanto di recente ha accettato un incarico in Italia: la presidenza di Onda, unico manifatturiero di telefonia mobile che ci è rimasto. “Perché? Un po’ per dare il  mio contributo a tenere in Italia un’eccellenza tecnologica nel settore mobile; un po’ perché penso che Onda possa diventare un player mondiale nel settore, anche in vista dell’evoluzione che avrà in futuro la telefonia mobile”.
Quale evoluzione?
Quella dei dati. C’è chi pensa alle Tlc come a un settore maturo. Lo testimonierebbe il declino della telefonia fissa, cui seguirebbe quello prossimo venturo della telefonia mobile. Non sono affatto d’accordo. Vedrà, avremo presto molte sorprese. Assai positive per il settore. Si prepara una nuova era.
Una nuova era?
Sì, l’era della trasmissione dati. Dobbiamo aspettarci presto l’arrivo dell’onda del broadband mobile. E sarà un’onda forte e lunga, destinata a durare nel tempo. Le avvisaglie già si vedono. E sa perché?
Me lo dica lei.
Perché oggi la gente vuole essere connessa. Ovunque si trovi. Per lavoro, per svago, per semplice esigenza di comunicare, per informarsi. E per questo è disposta a pagare un premio di mobilità. All’inizio sarà alto e poi magari si ridurrà. Ma sarà comunque interessante da giustificare gli investimenti delle telco per consentire questi servizi. Si ripeterà quel che è avvenuto con la voce quando abbiamo compiuto il miracolo della telefonia mobile. Ricorda quanto costava un minuto di conversazione a metà anni Novanta?
Non la cifra esatta, ma ricordo che costava tanto.
Con l’abbonamento family si arrivava ad un picco di 1.920 lire al minuto più Iva. Caro, visto con gli occhi di oggi. Ma era la willingness to pay di allora. È stato così possibile ripagare gli investimenti e creare un nuovo mercato. Si trattava di un mercato enorme, assai più grande di quello della voce fissa. Il fisso più di tanto non poteva dare. Una linea in casa bastava per tutta la famiglia. Ma il telefono cellulare lo potevano, e da un certo punto in poi lo volevano, avere tutti. Un mercato enorme. Il punto di riferimento non sono più le famiglie ma i cittadini in mobilità. E lo stesso percorso varrà per il broadband mobile.
Non a certi prezzi…
I prezzi sono evoluti col mercato. Sono state possibili enormi economie di scala. La carta prepagata, e l’abbiamo inventata noi in Italia, è a suo modo frutto e protagonista di questa evoluzione. Il telefonino è l’unica device elettronica che sfugge a una legge del settore: più di 100 milioni di pezzi all’anno non se ne vendono, che si tratti di Tv, di consolle o di quello che vuole lei. Ebbene, ogni anno si vendono oltre un miliardo di telefonini.
Nei paesi ricchi c’è la crisi e le Tlc crescono poco.
La crisi passerà. E poi, il boom nei Paesi affluenti sarà enorme. Gli anni ruggenti che noi abbiamo vissuto un paio di decenni fa, per loro iniziano adesso. Altri miliardi di persone verranno coinvolte. Ma anche i paesi ricchi avranno molto da dire. Lei non deve pensare al telefonino come a qualcosa che serve a parlarsi: questa è storia passata. Oggi il cellulare è un oggetto che ci consente di comunicare in senso pieno, di collegarsi a Internet, di chattare, di ascoltare musica, di vedersi un filmato, di trovare informazioni e così via. Lo chiami pure iPhone, NetPC, Pda, videofonino o quant’altro, ma il concetto è questo. Dia retta a me: per la telefonia mobile sta iniziando una nuova era.
Doveva iniziare con l’Umts.
Ad affossarla è stato anche un peccato originale pesantissimo: le licenze sono state pagate troppo e questo ha indebolito la capacità finanziaria degli operatori. Errore da non ripetere più. E poi, allora c’era ancora una certa immaturità tecnologica. Le velocità possibili in mobilità erano assai inferiori a quelle di oggi che a loro volta sono assai più basse di quelle che si realizzeranno a breve con nuove tecnologie come, ad esempio, l’Hspa e l’Lte. Ed anche il mercato dei consumatori e delle aziende è maturato: c’è esigenza di banda larga in mobilità, c’è voglia di usarla. Già lo si vede nella crescita del traffico dati.
Ma oggi dati vuol dire soprattutto sms.
È vero. Al massimo il 20% dei ricavi degli operatori si deve ai dati. E di questo 20% ben i tre quarti sono ricavi da sms. Il sistema è come bloccato.
Appunto.
Ma non per colpa del mercato. Inizialmente la velocità dell’Umts era troppo bassa. Inoltre, i diritti dei contenuti da veicolare con apparati mobili costano cari mentre le piattaforme per supportare mobile tv, chat, push to talk e così via sono estremamente costose. Più  i servizi sono polverizzati, più le piattaforme sono costose.
E allora?
E allora le telco devono scordarsi i sogni di media company e concentrarsi sulla loro natura che è essere trasmissionisti. Lo sono state nel fisso consentendo alla gente di parlare ma anche di approfittare di tutte le potenzialità del web? Facciano lo stesso anche nei servizi mobili. Ecco, è questa la nuova era in arrivo. Il mercato è pronto così come le tecnologie. L’iPhone è stato solo un primo spunto, un segnale della direzione di marcia del mercato. Quel che facciamo oggi a casa o in ufficio, domani vorremo farlo con la stessa naturalezza e semplicità ovunque. “Ubiquity” non è solo un ambizioso progetto di portare la banda larghissima in tutto il Giappone. È il traguardo verso cui si muovono le telecomunicazioni.
Ci sarà bisogno di nuove frequenze.
Non c’è dubbio. Per questo bisogna pensarci subito, approfittando anche del cosiddetto dividendo digitale, cioè dello spettro che si può liberare con il passaggio alla televisione digitale terrestre. Lo chiede l’Unione Europea, lo stanno facendo negli altri Paesi. Sarebbe assurdo che l’Italia non cogliesse questa occasione.
Non sembra sarà cosi.
Vogliamo portare la banda larga ovunque? Allora lasciamo ampio spazio alle tecnologie wireless, fisse e mobili. Senza spomparle finanziariamente. Assegniamo le frequenze con un beauty contest e creiamo un sistema regolatorio stabile e favorevole agli investimenti. Sarà il mercato a sconfiggere il digital divide, senza necessità di soldi pubblici: un contributo essenziale per uscire dalla crisi. A costo zero.

20 Aprile 2009