Sacconi: "Accordo sugli esuberi? Intanto Telecom investa"

MAURIZIO SACCONI

Giovedì 22 i due tavoli fra governo, azienda e sindacati per fare il punto su licenziamenti e realizzazione delle reti Ngn. Il Pd presenta un'interrogazione parlamentare: si affronti la questione dei lavoratori IT in outsourcing

di Federica Meta
Incontro solo interlocutorio, oggi, tra Telecom Italia, sindacati e Ministero, per portare avanti il confronto sulla tranche di 3.700 licenziamenti nell'ambito dei 4.500 tagli previsti dal piano 2010-2012.

Mentre il tavolo di oggi prosegue per un approfondimento sullo scenario industriale, è già stato fissato un nuovo incontro per giovedì prossimo, quando verranno nuovamente affrontati, in due diverse riunioni, sia il nodo degli esuberi, sia il tema degli investimenti e dei progetti per la realizzazione delle reti di nuova generazione.

All'incontro di oggi non era presente l'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabé: l'azienda era rappresentata dal capo del personale, dal responsabile delle relazioni industriali e dal responsabile per le reti. Mentre per il governo, il viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Tlc, Paolo Romani, ha avviato il confronto per poi lasciare il tavolo a azienda e sindacati. Nonostante la data stabilita per il nuovo incontro il governo è dubbioso circa la possibilità di risolvere la vertenza entro la fione del mese, come ha ricordato oggi il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi. ''E’ difficile pensare a una conclusione sulla vicenda degli esuberi Telecom entro fine mese,anche se non bisogna porre limiti alla provvidenza'', ha detto Sacconi a margine della presentazione del rapporto Cnel. "Inoltre - ha  precisato il ministro - la considerazione sugli esuberi sarà fatta a valle degli accordi sugli investimenti. Vedremo se e in che misura ci saranno esuberi e che protezione del reddito potremo individuare".

La vertenza Telecom scalda anche i banchi del Parlamento. Lo dimostra un’interrogazione presentata al presidente del Consiglio, al ministro del Lavoro e delle politiche sociali, al ministro dello Sviluppo economico, al ministro dell'Economia e delle finanze in cui 7 senatori del Pd hanno chiesto al governo di intervenire “con la massima urgenza per convocare, quanto prima, un tavolo tecnico con i dirigenti e i sindacati di riferimento della Shared service center (Ssc) e di Telecom Italia per verificare, valutata la legittimità della politica adottata dalla Telecom, le reali intenzioni dell' azienda sul futuro dei lavoratori della Ssc". A firmare l’interrogazione Teresa Armato, Alfonso Andria, Anna Maria Carloni, Franca Chiaromonte, Vincenzo De Luca, Maria Fortuna Incostante, Adriano Musi.

"Il gruppo Telecom - fanno presente i parlamentari- ha inteso creare un unico polo informatico, con lo scopo improntato ad un efficientamento strategico. La realtà dei fatti è però diversa e rivela un'autentica opera di smantellamento dell'informatica del gruppo Telecom Italia, nonché il preludio di licenziamenti veri e propri, camuffati da cessione di ramo d'azienda ad una società a
responsabilità limitata".

"Infatti -sottolineano i senatori del Pd- nel corso dei mesi passati, il gruppo Telecom, per ben due volte, è stato sul punto di vendere la Ssc, sia ad Ibm che ad Engineering, per poi rinunciare all'ultimo momento, anche grazie alla ferma opposizione dei suoi dipendenti. Nel giugno scorso, l'amministratore delegato di Ssc e il responsabile delle risorse umane di Telecom Italia hanno presentato ai sindacati il piano industriale 2010-2012 relativo alla Ssc, nel quale, più che presentare gli obiettivi industriali da perseguire, si fa presente l'eccedenza di 646 lavoratori, di cui 229 nella sola sede di Napoli".

"Con tale piano, la Telecom ha proposto ad una parte di lavoratori in esubero(100) la possibilità di riassorbimento in Telecom Italia, a condizione di una volontaria rinuncia a 2 livelli di inquadramento, mentre per gli altri 500 dipendenti e' stata espressa la volontà di arrivare ad un accordo, non precisando contenuti né modalità". Gli interroganti affermano che "desta forti preoccupazioni soprattutto la situazione di Napoli, ove l'annunciato taglio di 229 addetti comporterebbe l'eliminazione del 40% della forza lavoro, con conseguenti drammatiche ripercussioni in un territorio ove l'occupazione è già a livelli minimi rispetto alla media nazionale e dove, considerata l'età, sarebbe impossibile trovare un nuovo lavoro e prematuro andare in pensione", concludono i parlamentari.

20 Luglio 2010