Ngn, Romani: intesa più vicina. Ma Bernabè rimane cauto

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Il viceministro alle Comunicazioni: "C'è una bozza di discussione, ma resta la distonia sulla cablatura delle 13 città più grandi". Secondo l'ad di Telecom spetta al governo decidere se incentivare le reti

di Enzo Lima
La bozza del progetto Ngn c’è, ma l’accordo sembra ancora lontano. Almeno stando al botta e risposta a distanza tra l’Ad di Telecom Italia e il viceministro alle Comunicazioni. Paolo Romani che spera di concludere un accordo entro la fine di luglio, al massimo per gli inizi di settembre. “Sulla rete di nuova generazione in fibra - dice il viceministro - esiste una bozza che sta circolando sulla condivisione delle infrastrutture ma al momento c’è distonia sulla cablatura delle città italiane più grandi”.

"Dal punto di vista di Telecom - ha detto Romani a margine del tavolo in cui è stato presentato ai sindacati il progetto Ngn - una differenza è cosa fare nelle 13 città più importanti. C'è un livello di concorrenza tale per cui Telecom ritiene che in queste non ci sia bisogno di mettere a fattor comune un progetto". Ma, ha precisato Romani, "l'obiettivo è quello di avere un disegno unico. Dopo di che ci sono tutti i distinguo e le differenze possibili. Il governo vuole che il paese abbia, in tempi ravvicinati e dettati dall'Europa, una grande infrastruttura di rete Ngn per almeno il 50% del paese, quello più produttivo".

Le parole di Romani sono arrivate a seguire quelle del numero uno di Telecom Italia che stamattina ha incontrato a Bruxelles il commissario all’Agenda Digitale, Neelie Kroes. Bernabè si è detto disponibile “a collaborare per la realizzazione delle infrastrutture nelle aree dove non può esserci più di un operatore, ma non nelle città dove c'è già la presenza di più infrastrutture". ribadendo l'intenzione dell'azienda di proseguire con il proprio piano Ngn, che prevede fra il 2010 e il 2012 un investimento di oltre 9 miliardi di euro in Italia.

In sostanza il piano di cooperazione Telecom riguarda 125 città ed esclude però le 13 grandi città protagoniste del piano Ngn presentato dagli Olo.

L'Ad di Telecom ha ricordato che le regole le fa l'Authority e che lo Stato ha comunque lo strumento degli incentivi e sta dunque al governo la valutazione sulla loro efficacia e disponibilità. "E' all'interno di questo contesto che si esplorerà la possibilità di accordi e si valuterà se ci sono le condizioni per raggiungerli".

Secondo l'Ad di Telecom, che ha assicurato a Neelie Kroes che gli investimenti di Telecom Italia sono e saranno in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale, "va salvaguardata la dimensione regionale degli investimenti".

In merito alla questione degli esuberi Bernabè ha puntualizzato che "la scadenza del 30 luglio è seria", riferendosi ai negoziati in corso. "Il sindacato ha evidenziato un atteggiamento costruttivo e così, d'altra parte, l'azienda: per noi la data del 30 luglio è la quella entro la quale dobbiamo verificare le condizioni per un accordo".

Ed è sul tema esuberi e aumento delle tariffe di unbundling che sono state presentate ieri due interrogazioni parlamentari, la prima della Lega Nord, la seconda del Pdl, al ministero dello Sviluppo economico e al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nella prima Davide Caparini e Jonny Crosio (Lega Nord) hanno chiesto ''se il Governo intenda riferire sulla questione riportata (esuberi e tariffe ndr) e se esista un nesso tra le richieste di incremento dei canoni di concessione e le attuali linee di politica industriale dell'azienda posto che questo appare all'interrogante contrario all'interesse dei cittadini utenti e allo sviluppo del settore''.

Nella seconda Antonino Foti (Pdl, membro della IX Commissione) ha chiesto invece di sapere ''di quali elementi disponga il Governo sulla questione e se siano stati valutati gli effetti di un aumento dei canoni unbundling non solo sui tempi di realizzazione della nuova rete in fibra, che diverrebbe meno profittevole di quella in rame, ma anche sul piano sociale e occupazionale, considerato che si bloccherebbero i piani di sviluppo delle aziende concorrenti impedendo anche un'eventuale ricollocazione nelle aziende del settore dei lavoratori licenziati da Telecom Italia''.

22 Luglio 2010