Una spy story per l'Ict: Motorola fa causa a Huawei

USA

Sotto processo negli Usa l'ingegnere cinese che, secondo l'azienda americana, per anni avrebbe passato informazioni industriali riservate all'impresa orientale

di Patrizia Licata
E’ noto che le aziende cinesi hanno difficoltà a muoversi sul mercato americano, per timori legati alla sicurezza delle reti di telecomunicazione nazionali e allo spionaggio industriale. Ma la causa intentata da Motorola contro Huawei Technologies per presunto furto di segreti industriali ha i contorni del film poliziesco.

Tutto comincia dal contenzioso aperto nel 2008, quando Motorola accusò cinque suoi ex dipendenti di aver rivelato informazioni sensibili alla Lemko, società rivale che ha un accordo di vendita con Huawei. Ora il produttore americano ha rivisto i termini dell’accusa e ha presentato presso una corte federale di Chicago un nuovo documento in cui sostiene che la Lemko è stata creata con il preciso scopo di passare informazioni riservate di Motorola al vendor cinese.

Secondo Motorola, Huawei e il suo fondatore Ren Zhengfei, ex ufficiale dell’Esercito popolare di liberazione, hanno cominciato nel 2001 a collaborare con alcuni impiegati di Motorola di nascita cinese, accettando da loro dati confidenziali sulle tecnologie del produttore americano. Una dozzina degli impiegati “corrotti” avrebbe creato nel 2002 la Lemko, pur continuando a lavorare per Motorola, rubando segreti industriali dell'americana e passandoli in parte a Huawei nel corso dei successivi cinque anni.

La "Mata Hari" dell'Ict si chiama Jin Hanjuan. L'ingegnere, attualmente sotto processo negli Stati Uniti per il reato di spionaggio economico su territorio americano, secondo Motorola ha lavorato per la Lemko nel 2005 pur continuando a essere ufficialmente un'impiegata dell'azienda americana. Un reato che, se confermato, potrebbe costringere l'ingegnere in carcere per anni.

Un’indagine dell’Fbi citata nella causa di Motorola (e da cui sono partiti tutti i sospetti dell’americana) rivela che la Jin è stata arrestata all’aeroporto O’Hare di Chicago nel 2007 con la classica valigetta contenente cataloghi dell’esercito cinese e 1.300 documenti di carta o elettronici rubati a Motorola e segnalati come riservati perché contenevano informazioni sulle sue tecnologie.

L’accusa contro la Jin, contenuta in una causa penale separata da quella, civile, di Motorola (e che non implica che Huawei abbia avuto diretti contatti con la Jin) afferma che la donna è stata assunta da una fantomatica “Company B”, con sede in Cina, e ha “contribuito alla difesa nazionale cinese e ha sviluppato prodotti e tecnologie di telecomunicazione per l’esercito cinese”, come riporta il Financial Times. Inoltre, la Jin sarebbe stata introdotta nella fantomatica “Company B” da Pan Shaowei, ex dipendente Motorola poi divenuto chief technology officer della Lemko. L’ufficio del procuratore generale di Chicago che segue la causa non ha rivelato a chi si riferisca il termine “Company B”.

Per Motorola è proprio Shaowei l’anello di collegamento tra la Lemko e Huawei, che ha permesso il trasferimento di segreti industriali all’azienda cinese. Il fatto che i documenti rubati a Motorola fossero segnalati come “materiale confidenziale” dimostra che "Huawei e i suoi manager sapevano che stavano ricevendo dati rubati di proprietà di Motorola e informazioni riservate senza il consenso e l’autorizzazione di Motorola”, si legge nella causa.

Huawei ha naturalmente respinto ogni coinvolgimento: “Non abbiamo alcun rapporto con la Lemko, al di là dell’accordo di vendita. Huawei si difenderà con forza contro queste accuse infondate”, ha dichiarato il vendor cinese. “Accuse come quelle di Motorola sono molto difficili da provare”, fa notare intanto Connie Carnabuci, esperta di proprietà intellettuale e socia dello studio legale Freshfields a Hong Kong. "Inoltre la causa è intentata in tribunale americano e qualunque sarà il verdetto non ha valore in Cina”.

23 Luglio 2010