Kallasvuo (Nokia) non è solo: poltrone in bilico nelle telco

ANALISI

Le trimestrali deludenti di alcune aziende delle Tlc mettono pressione sui vertici, dicono gli analisti. Gartner: c'è bisogno di uno "Steve Jobs europeo"

di Patrizia Licata
E’ stato il Wall Street Journal a dare il via la scorsa settimana alle speculazioni sull’imminente sostituzione del Ceo di Nokia, Olli-Pekka Kallasvuo. L’azienda finlandese ha pubblicato una trimestrale tutt’altro che incoraggiante e il quotidiano economico ha riportato indiscrezioni secondo cui il board starebbe cercando candidati alla posizione di amministratore delegato; anzi ne avrebbe già individuati due, ma uno, dice il WSJ, ha respinto l’offerta.

Kallasvuo si è affrettato a smorzare le voci sul cambio al vertice del produttore di cellulari numero uno al mondo, affermando che “non fanno bene a Nokia”, ma il vice president di Gartner Nick Jones, intervistato da Total Telecom, fa notare che probabilmente Olli-Pekka ha perso la fiducia degli investitori e che una nuova leadership darebbe una ventata di ottimismo al vendor finlandese. Nokia ha bisogno di trovare "uno Steve Jobs europeo”, secondo Jones.

Un’altra analista Gartner, Carolina Milanesi, ha fatto a sua volta notare sul quotidiano britannico The Independent che i mercati hanno reagito positivamente alla notizia che Kallasvuo potrebbe lasciare Nokia. Ma secondo Total Telecom, a non lasciare dubbi sono sia i risultati del secondo trimestre del produttore finlandese sia i commenti stessi di Olli-Pekka, perché la richiesta di mettere a tacere le speculazioni e l’invocazione del no comment rappresenterebbero una tacita ammissione della sua prossima uscita da Nokia.

Resta da vedere se l’ottimismo mostrato da Kallasvuo verso il nuovo device N8 basato su sistema Symbian 3 (che sarà lanciato entro ottobre) è fondato; finora Nokia, che continua a produrre un terzo di tutti i cellulari venduti nel mondo, non è riuscita a riposizionarsi sui terminali di fascia alta, ma è sbilanciata sul mercato di massa, per cui il suo prezzo medio di vendita è continuamente sotto pressione.

Ma Kallasvuo non è l’unico executive di una telecom la cui poltrona potrebbe vacillare. Mercoledì, come riportato anche dal sito del Corriere delle comunicazioni, l’Ontario teachers' pension plan (Otpp), che detiene lo 0,42% di Vodafone, ha chiesto un cambio ai vertici del gruppo britannico, mettendo in discussione in particolare la rielezione del presidente non esecutivo John Bond e del vice-presidente John Buchanan (ma confermando la fiducia nel Ceo Vittorio Colao). Gli investitori dell’Ontario lamentano le “debolezze strutturali e strategiche” di Vodafone che hanno danneggiato il suo valore in Borsa; tuttavia l’azienda è tra i pochi gruppi delle telecomunicazioni ad aver riportato risultati trimestrali nel complesso positivi, con una crescita delle entrate da servizi e dati e una forte espansione sui mercati dell’Asia-Pacifico e in Turchia.

Al contrario, le azioni di Ericsson hanno risentito negativamente della trimestrale pubblicata venerdì, con un utile netto (1,88 miliardi di corone svedesi) al di sotto delle attese (2,73 miliardi) e la difficoltà a reperire alcune componenti sul mercato che ha danneggiato le vendite.

Sempre venerdì, la giapponese Kddi ha riportato un declino negli utili del suo primo trimestre fiscale di quasi il 17%, a causa dell’incremento dei costi, e il colosso messicano America Movil ha visto i profitti scendere di quasi il 18% per le mutate condizioni sul mercato valutario. Negli Usa, Verizon Communications registra un secondo trimestre in perdita a causa degli oneri derivati dalla vendita di attività e dai tagli al personale, anche se la divisione mobile, la joint venture con Vodafone, ha messo a segno risultati solidi, grazie anche agli smartphone Droid.

Profitti in calo nella prima metà dell’anno anche per il fornitore di servizi business europeo Colt Telecom, che si dice tuttavia fiducioso per i prossimi sei mesi. Il trend non risparmia un mercato in pieno boom come l’India, dove Idea Cellular ha visto scendere di oltre il 32% l’utile netto del primo trimestre, soprattutto a causa del debito contratto per acquistare le frequenze del 3G.

Non tutte le telecom, ovviamente, hanno riportato risultati negativi: colossi come At&t, Telenor, Juniper, Qualcomm, Microsoft e Apple hanno tenuto testa alle aspettative del mercato e si dimostrano in buona salute. Ma dove le trimestrali deludono, gli osservatori cominciano a chiedersi se salterà qualche testa.

27 Luglio 2010