Frequenze tv al broadband, ecco la roadmap che gioca d'anticipo

Broadcaster locali, nazionali e operatori: potrebbe mettere tutti d'accordo la proposta lanciata da Sassano, consulente Agcom che punta a raggiungere prima del 2015 le richieste della Ue

di Roberta Chiti
Frequenze alla tv o frequenze alle telecomunicazioni? Nonostante l’agosto incipiente metta in stand by lo scontro in atto in Italia riscaldato dalla pronuncia della Ue sulla “discesa” di Sky sul campo del digitale terrestre, emittenti e istituzioni sono a lavoro per la ripresa settembrina, quando sarà più chiaro il quadro della situazione e si comincerà a parlare nuovamente della prima asta del settore: quella per il dividendo esterno cui potrebbe partecipare anche la tv di Murdoch. Nel frattempo non si placa la tensione fra le locali che affilano le armi dei ricorsi contro il Piano frequenze che le vede assegnatarie dei canali dal 61 al 69, riservati alla futura riallocazione per il broadband mobile, e che rivendicano un maggior numero di frequenze.

Una strettoia che potrebbe però essere superata, secondo il consulente di Agcom Antonio Sassano, con una roadmap in grado di consentire, anche prima del 2015 (data indicata dalla Ue), l’utilizzo della banda 800 MHz per la banda larga.

La premessa è la limitazione al 2015, come previsto dal Radio Spectrum Policy Group, dell’utilizzo televisivo della banda 800Mhz. Non devono essere assegnate alle tv locali le frequenze della banda 800 MHz nelle “white area”, ovvero le fette di territorio rese inutilizzabili, per alcune frequenze, dallo schema di “ri-uso” (per ciascuna frequenza vengono alternate aree di uso e non-uso evitando in questo modo interferenze in bacini di utilizzo adiacenti), adottato dal Piano frequenze allo scopo di garantire la realizzazione di almeno 13 multiplex per area tecnica: le frequenze nelle “white area” generano coperture tv limitate mentre sono più “fisiologicamente” adatte ai servizi di telefonia mobile.

Le tv avranno la possibilità di moltiplicare per 3 il numero di programmi pur risparmiando frequenze: gli altri 3 multiplex (con il digitale la moltiplicazione è di 1 a 6) potranno essere liberati e monetizzati: la rinuncia al “fattore 6” sarà finanziata dai ricavi dell’asta. Oltretutto, il futuro passaggio al Dvb-T2 (la Gran Bretagna lo adotterà dal 2012) porteranno a più di 20 i programmi irradiabili su un singolo multiplex. 

L’assegnazione dello spettro (occupato e libero) deve avvenire con un’asta a rilanci competitivi analoga all’asta tedesca che ha fatto incassare allo Stato 3 miliardi e mezzo.

L’attuale tariffa per l’uso dello spettro, corrispondente all’1% del fatturato, deve essere sostituita da tariffe amministrative incentivanti per l’uso dello spettro televisivo a carico di tutti i broadcaster televisivi: tariffe, cioè, proporzionali alla quantità di spettro occupata e non al fatturato.

Si deve consentire immediatamente l’uso mobile delle frequenze nelle aree libere. Infine, dev’essere lasciata alla trattativa tra vincitori dell’asta e operatori Tv l’eventuale liberazione anticipata dello spettro nelle aree occupate.

28 Luglio 2010