Telefonica, la conquista di Vivo e la liaison con Telecom Italia

TELCO

L'intesa con PT rafforza la competitività della spagnola sul mercato brasiliano dove l'azienda capitanata da Bernabè è molto forte sul mobile e sta cercando di riconquistare terreno sul fisso. L'ipotesi di fusione italo-spagnola sempre più lontana: creerebbe problemi proprio in Sud America

di Patrizia Licata
Con l’accordo concluso tra Telefonica e Portugal Telecom per il passaggio di Vivo sotto il controllo degli spagnoli, Cesar Alierta ha finalmente ottenuto quello che voleva, pagando un prezzo stratosferico (7,5 miliardi di euro), ma assicurando al suo gruppo la possibilità di competere ad armi pari nel mercato più promettente dell’America Latina. Armi pari anche rispetto all’acerrimo rivale America Movil, il gruppo del magnate messicano Carlos Slim, che in Brasile ha già iniziato l’integrazione fisso-mobile. Se ha ragione chi, come i portoghesi, sosteneva che le sinergie sprigionabili dalla combinazione Vivo-Telesp (l’operatore fisso dello stato di San Paolo in mano agli spagnoli) sono ben superiori ai 2,7 miliardi stimati dagli analisti, Telefonica potrà forse dire di aver fatto comunque un buon affare, come puntualizza Il Sole 24 Ore.

Ma anche Portugal Telecom, un “nano” rispetto al gigante spagnolo, ha portato a casa quello che voleva, secondo il quotidiano economico italiano. Combattendo con grinta, e con l’aiuto determinante del governo di Lisbona che non ha esitato a calare la dubbia carta della golden share, ha ottenuto di restare agganciata all’ex colonia con un ruolo tutt’altro che secondario, dal momento che reinvestirà poco più della metà (3,7 miliardi di euro) dell’assegno che incasserà da Telefonica per acquistare il 22,4% di Oi, il "campione nazionale" nato sotto la benedizione del governo Lula, oggi quarto operatore mobile in Brasile e leader sul segmento fisso.

Non altrettanto ben posizionata per competere sul terreno combinato fisso-mobile nel Paese sud-americano è invece la nostra Telecom Italia. Fino a qualche anno fa, oltre che direttamente con il mobile di Tim, l'azienda guidata da Franco Bernabè era presente anche nel capitale dell’operatore fisso Brasil Telecom, partecipazione che era stato poi "costretto" a liquidare.

Recentemente, Telecom è rientrata nel fisso, attraverso il segmento long distance, rilevando con un’acquisizione carta contro carta Intelig, che ora sta integrando con Tim Brasil. Ma, necessariamente, per il gruppo italiano l’accento resta sul mobile, punto forte della sua strategia in Brasile.

Ora, la mossa di Alierta su Vivo è destinata ad avere contraccolpi sui rapporti con Telecom Italia? C’è chi scommette di sì. Telecom è stata sorda alle sirene lusitane che la invitavano ad aggiungersi al tavolo delle trattative brasiliane, evitando di fatto di intralciare i piani dell’azionista spagnolo, scrive Il Sole. Di certo le motivazioni a un’integrazione più spinta con il gruppo guidato da Franco Bernabé, di cui si discuteva nella prima parte dell’anno, si sono di molto affievolite. In Brasile, infatti, le autorità locali non consentirebbero mai un consolidamento tra Vivo e Tim Brasil che anzi, per disposizioni regolamentarl dell’Anatel (l’Authority delle tlc) e del Cade (l’Antitrust), sono tenute a una rigida separazione delle rispettive attività.

Da qui a ipotizzare che Telefonica possa mollare la presa su Telecom, però ce ne passa. Sulla partecipazione in Telco, pur con un prezzo di carico svalutato a 2,2 curo, la minusvalenza potenziale per Telefonica, ai valori di Borsa attuali che oscillano intorno a 1 euro, è comunque superiore a 1,5 miliardi. Uscire dalla holding significherebbe contabilizzare senza scampo la perdita.

E Telefonica non vorrà di certo danneggiare un quadro finanziario che al momento la vede in buona salute: nel secondo trimestre 2010 revenue e profitti netti si sono rafforzati. Le entrate sono aumentate del 9% rispetto a un anno fa, a 15,12 miliardi di euro, grazie alla crescita organica, agli effetti positivi del cambio e all’acquisizione di Hansenet in Germania. Aiutano a spiegare il perché di una strategia latino-americana tanto aggressiva il calo delle revenue sul mercato domestico (-3,2% a 4,69 miliardi di duero) e la crescita di quelle legate al mercato sud-americano (+16% a 6,44 miliardi). Telefonica O2 Europe è comunque andata complessivamente bene, con un fatturato che sale del 14% a 3,79 miliardi e 4,7 milioni di nuovi clienti nel secondo trimestre, per un totale di 277,8 milioni di utenti a fine giugno, in crescita del 5,2% rispetto a un anno prima.

Più lenta la crescita dell’utile operativo prima di ammortamenti e svalutazioni (Oibda, +4% a 5,79 miliardi), mentre il margine Oibda scende dell’1,8% a 38,3% a causa, spiega Telefonica, di un aumento dei costi di rete e interconnessione in America Latina, dell’assunzione di nuovo personale alla Atento (call center) e dei maggiori costi di marketing per gli smartphone. Migliorano però gli utili netti, a 2,12 miliardi di euro (47 centesimi per azione), rispetto a 1,83 miliardi o 40 centesimi per share di un anno fa.

29 Luglio 2010