Net neutrality, Sciolla: regole anche per gli operatori mobili

L'INTERVENTO DI CORRADO SCIOLLA

In un lungo intervento su Milano Finanza il numero uno di BT Italia commenta la proposta di Google e Verizon sulla regolamentazione dell'accesso a Internet. Le telco mobili escluse perché in evoluzione? "Sbagliato: la congestione delle reti deve far riflettere"

di Patrizia Licata
L’accordo firmato qualche giorno fa tra Verizon e Google e che ha per oggetto una proposta fatta alla Fcc americana su come dovrebbe essere regolato l’accesso a Internet nei prossimi anni ha rilanciato con forza il tema della neutralità della rete, scrive oggi Corrado Sciolla, amministratore delegato Bt Italia, su Milano Finanza.

“Premesso che trovo singolare il fatto che due soggetti ‘da regolamentare’, perché di fatto leader o dominatori dei mercati di riferimento, si permettano di fare una proposta su come il mercato vada regolamentato, ritengo più interessante o costruttivo analizzare in dettaglio quanto contenuto nell’accordo”, nota Sciolla.

Per l’amministratore delegato di Bt Italia, i primi tre punti dell’accordo, che parlano di protezione del consumatore, non discriminazione dello stesso, e trasparenza “sono fondamentali a garanzia dell’accesso orizzontale a Internet e ai suoi contenuti per tutti, senza discriminazioni. In quest’ottica sostenere che l’accordo mina l’accesso alla rete da parte di tutta la popolazione implica o mancanza di conoscenza della proposta o mala fede”.

“Purtroppo invece”, continua Sciolla, “ma ciò non ha nulla a che vedere con l’accordo, attacchi a questo principio di libera circolazione dei contenuti si sono visti negli ultimi mesi. La stessa Google è stata recentemente ‘vittima’ di restrizioni sulla distribuzione dei propri contenuti da parte del governo cinese mentre la Rim (Blackberry) si è vista limitare la propria possibilità di operare da parte dell’Arabia Saudita e dell’India”.

Suscitano maggiori controversie altri punti dell’accordo Google-Verizon. Sono quelli, spiega Sciolla, in cui si sostiene che il network provider può utilizzare all’interno della sua rete strumenti tecnologici che gli permettano di ottimizzare il trasporto del traffico al fine di decongestionare i colli di bottiglia e ottimizzare l’uso della banda disponibile; e che i provider possono offrire servizi a valore aggiunto anche a pagamento per migliorare l’utlizzo di alcuni contenuti, servizi e applicazioni. Sciolla si dice completamente d’accordo con queste proposte: già oggi, argomenta l’Ad di Bt Italia, tutti gli operatori telecom offrono alla clientela aziendale dei servizi che permettono di dare diverse priorità alle diverse tipologie di traffico o informazioni: per esempio una videoconferenza che deve arrivare in tempo reale. Può sembrare strano ma questo principio, nota Sciolla, non viene applicato su Internet a causa proprio della net neutrality, secondo cui tutte le informazioni hanno la stessa importanza.

Per Sciolla la non ottimizzazione ha due implicazioni: o si sovradimensiona la rete rispetto alle esigenze dei consumatori, come è stato in passato, per cui tutta l’informazione viagga a velocità elevata, o, come succede oggi e sempre più succederà in futuro, con l’esplosione degli utenti e del traffico, tutte le informazioni viaggeranno alla stessa velocità, per cui, in mancanza di una super rete, si avranno servizi di accesso ai contenuti scadenti per tutti. In altre parole, non permettere agli operatori di trattare con diverse priorità i diversi contenuti sulla base dell’importanza e dell’urgenza rischia di condizionare negativamente l’accesso alla rete e l’utilizzo dei servizi stessi. Ovviamente le logiche e le modalità di prioritizzazione dei contenuti dovranno essere chiare e regolate.

Sembra ovvio a Sciolla che dovrà anche essere possibile, per chi lo desidera, pagare un sovrapprezzo per i servizi di più alta qualità: “Nessun operatore di telecomunicazioni sarà disposto ad investire pesantemente su nuove reti che permettano di trasportare contenuti, applicazioni e servizi ad alto valore senza che nessuno paghi per tali servizi”. Per questo, l’accordo Google-Verizon ribadisce che l’accesso a Internet deve essere garantito a tutti, ma il cliente che ha necessità di servizi più qualificati ed è disposto a pagare deve poter ottenere ciò di cui ha bisogno.

Una nota di “parziale disaccordo” emerge però sulla parte dell’accordo Google-Verizon che afferma che i principi enunciati non si applicano agli operatori mobili, perché il loro settore è in forte evoluzione: “Non capisco perché”, scrive Sciolla, “gli operatori mobili non debbano essere soggetti anch’essi a principi di protezione e non discriminazione del consumatore. Inoltre per quanto riguarda la prioritizzazione del traffico sulle reti, ciò mi pare tanto più importante per gli operatori mobili. La sua assenza è una delle principali cause della congestione delle reti, dovuta all’esplosione del traffico Internet sul mobile causata dagli smartphone e dalle chiavette”.

01 Settembre 2010