Mobile, sul mercato spazio solo per chi investe in contenuti e apps

L'ANALISI

Analysys Mason: gli abbonati sempre più propensi a cambiare operatore a fronte di interessanti proposte sul fronte delle funzionalità e dei content. La partita vale 21 miliardi all'anno

di Patrizia Licata
Contenuti e applicazioni mobili influenzano, a livello mondiale, una spesa  che vale 78 miliardi di dollari o 63 miliardi di euro, secondo l’ultima ricerca di Analysys Mason. In Europa occidentale, continua lo studio, mentre gli operatori mobili guadagneranno dai mobile content and applications (Mca) 3,5 miliardi di euro nel 2010, gli abbonati propensi a cambiare operatore mobile sulla base di un’interessante proposta complessiva di Mca “portano con sè” un valore di 21 miliardi di euro in entrate annuali per servizi voce, sms e dati, spiega Jim Morrish, Principal analyst a capo del programma di ricerca Mobile content and applications di Analysys Mason.

“Il valore totale di una proposta di rich content è molto maggiore di quello dei rich content in sè. Noi stimiamo che un operatore di rete mobile (Mno) su un mercato sviluppato che ha una quota del 35% degli abbonati perderebbe il 4% del suo market share in cinque anni se smettesse di investire nella sua proposta Mca”, afferma Morrish.

L’impatto complessivo sulle entrate di uno stop agli investimenti in contenuti e applicazioni mobili sarebbe di più di nove volte maggiore della perdita delle entrate dirette derivanti dagli Mca, continua Morrish, per via degli effetti secondari sulle revenues prodotti dalla perdita di quote di mercato e delle corrispondenti entrate da servizi come voce e sms. Investire per mantenere un portafoglio significativo di conteuti e applicazioni mobili è più importante per gli operatori di quanto possa suggerire il semplice computo delle entrate dirette degli Mca.

Gli Mno possono anche sfruttare diverse opportunità per sviluppare proposte Mca che li differenzino sul lungo termine, per esempio trasferendo su ambiente mobile i loro contenuti esclusivi su fisso, oppure offrendo strumenti di sincronizzazione e gestione dei contenuti sia su fisso che su mobile, un segmento, quest’ultimo, dove Google si sta affacciando come concorrente molto temibile, aggiunge Analysys Mason.

03 Settembre 2010