Vodafone lascia il Dragone. Ceduto il 3,2% di China Mobile
MERCATI
Con la vendita la società incassa 6,55 miliardi di dollari. Il gruppo si concentrerà sul core business in Europa, Africa e India. Spunta l'ipotesi di cessione anche delle quote in Sfr e Polkomtel. Intanto l'Alta Corte di Bombay boccia il ricorso dell'operatore contro la tassa da 2,6 miliardi di dollari
di Federica Meta
Vodafone “lascia” la Cina. Il gruppo guidato da Vittorio Colao
ha infatti messo in vendita la quota del 3,2% detenuta in China
Mobile. Secondo quanto riporta Dow Jones Newswires, con
l’operazione, Vodafone ha raccolto 50,92 miliardi di dollari di
Hong Kong (hkd), pari a circa 6,55 miliardi di dollari Usa, al
prezzo di 79,2 hkd per azione ovvero nella parte più bassa del
range stabilito dalla società e fissato tra 79,2 e 80 hkd. Nello
specifico sono state cedute 642,87 milioni di azioni
dell’operatore cinese,
Il via libera alla cessione era stato dato lo scorso luglio durante
l’assemblea degli azionisti del gruppo, quando lo stesso Colao
aveva sottolineato che “non siamo qui per gestire quote di
minoranza”, ribadendo di volersi concentrare sul “core
business” in Europa, Africa e India.
Vodafone aveva comprato la quota di China Mobile in due tranche nel
2000 e nel 2002 ,spendendo 3,25 miliardi di dollari, più o meno la
metà di quanto ha incassato ora dalla vendita.
Questa operazione è solo la prima di una serie di cessioni che
Vodafone potrebbe mettere in campo per snellire il gruppo e
rilanciare il titolo. Secondo molti analisti il titolo è
sottovalutato proprio a causa dei diversi interessi di minoranza in
altre aziende: Colao potrebbe anche decidere la vendita del 25%
detenuto in Polkomtel, la maggiore compagnia di telefonia mobile
polacca e del 44% della francese Sfr. Ma l’operazione più
redditizia – e più complessa – sarebbe quella della cessione
del 45% del colosso americano Verizon Wireless, che vale 33
miliardi di sterline. L’incasso della vendita, secondo gli
analisti, potrebbe essere utilizzato per ridurre il debito e
lanciare nuovi investimenti.
Ma le "questioni asiatich"e di Vodafone non si fermano in
Cina. Oggi l'Alta Corte di Bombay ha bocciato il ricorso
presentato dall'operatore contro la tassa da 2,6 miliardi di
dollari (circa 2 miliardi di euro) comminata dalle autorità
fiscali di Nuova Delhi dopo l'acquisizione - avvenuta nel 2007
- di Hutchison Telecommunications, all'epoca quarto operatore
indiano, per 11,1 miliardi di dollari piu' i debiti, per un
valore complessivo di 18,8 miliardi di dollari.
Vodafoneaveva contestato la decisione del fisco indiano, osservando
che la transazione era avvenuta fuori dalla giurisdizione locale,
fra il Vodafone Group, società registrata in Olanda, e
l'Hutchinson, con sede nelle isole Cayman. Ma la Corte ha
accolto i rilievi del governo di Nuova Delhi, secondo cui la
transazione era soggetta a tassazione dal momento che riguardava
proprietà presenti in territorio indiano. La sentenza, contro la
quale il gruppo potrebbe presentare un appello presso la Corte
Suprema, viene considerata come un importante precedente per le
multinazionali che hanno avviato un intenso "shopping" di
aziende
indiane.
08 Settembre 2010