L'estate riporta in auge la "quotazione" di Bernabè

AZIENDE

Migliorati i conti, "pacificato" il Sudamerica, rafforzato il fronte interno

di Matteo Buffolo
Poco meno di un anno fa, Telecom Italia stava cedendo al partner Telefonica la controllata tedesca Hansenet per 900 milioni di euro. Novecento milioni che servivano per ridurre l’indebitamento e che secondo molti analisti rappresentavano un arroccamento della compagnia in Italia, con il gruppo guidato da Franco Bernabè troppo stretto fra debiti, partner ingombranti e, nei mesi successivi, management sotto tiro, il caso Telecom Sparkle, assalti alla rete in rame e scontri con sindacati e governo sugli esuberi.

Una situazione che questi ultimi mesi hanno smentito, mostrando una Telecom brillante nei conti a Piazza Affari (nell’ultimo mese le performance sono state decisamente migliori rispetto all’ Ftse Mib) e soprattutto nelle strategie. Strategie che non riguardano solo l’Italia, ma che hanno un punto di forza nel Sud America, come è stato reso chiaro a tutti lo scorso 5 agosto, il giorno dell’approvazione della semestrale. Alla boa di metà esercizio Telecom è arrivata battendo le stime degli analisti: utile su del 26% a 1,21 miliardi, ricavi stabili sopra i 13 miliardi e una crescita dei margini.

Ma il cda che ha approvato la semestrale, dopo la fine della telenovela, rigorosamente sudamericana, di luglio e la conquista di Vivo da parte di Telefonica, ha annunciato anche una mossa a sorpresa: un nuovo accordo con la famiglia Werthein, co-azionista in Sofora, la holding che controlla Telecom Argentina, che sancisce la pace dopo mesi passati a litigare fra tribunali e carte bollate e che rafforza la presenza della compagnia a Buenos Aires. Che il tango argentino sia arrivato proprio in quel momento non è stato di certo un caso.
Le mosse di Telefonica in Sud America hanno spazzato via qualunque voce su un possibile interesse del gigante spagnolo per tutto il pacchetto di controllo di Telecom e, anzi, l’asta fatta di rilanci, golden share, sentenze dell’Ue che ha portato la quota di Vivo in mano portoghese fra le braccia di Cesar Alierta per 7 miliardi e mezzo di dollari, ha fatto bene al gruppo guidato da Bernabè, che a Rio de Janeiro ha in Tim Brasil una gallina dalle uova d’oro. In poche parole Telecom Italia, con il nuovo accordo, è salita dal 50 al 58% del capitale di Sofora, rinunciando, in cambio, all’opzione di acquisto sulla quota in mano ai Werthein, con un accordo ancora oggi al vaglio della Casa Rosada. Gli accordi sulla governance consentono agli italiani di controllare le operazioni della società, mentre gli argentini saranno responsabili della politica, del quadro normativo e della remunerazione del personale.

A Buenos Aires l’obiettivo è ovviamente fare come in Brasile, sia per quanto riguarda i risultati, che per la governance, tenendo strettamente separate le attività di gestione della holding locale dai soci di Telefonica, anch’essa presente in entrambi i paesi sudamericani. “Credo che i Paesi emergenti siano una grossa opportunità per il mondo industriale e quindi credo che la nostra presenza in Sudamerica sia una grossa opportunità”, ha osservato, a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio, il presidente di Telecom, Gabriele Galateri di Genola, senza tuttavia ‘sbottonarsi’ sulla trasformazione della holding brasiliana in una capofila per tutte le attività in zona del gruppo.

Anche in Italia nel frattempo sono andati a posto alcuni tasselli: da un lato il piano di taglio dei costi sta proseguendo in linea con il piano strategico e anche sull’esodo volontario di 3900 dipendenti, che aveva causato un’alzata di scudi da parte del Governo e dei sindacati, è stato raggiunto un accordo; dall’altro, dopo mesi di fuoco di fila da parte degli Olo, il tema-Ngn è passato, fino ai giorni scorsi, sottobanco. Fuochi riaccesi dopo l’approvazione da parte di Agcm del nuovo listino di unbundling e della bozza sulle regole per le Ngn. Due partite su cui Telecom ha segnato qualche punto a suo favore. E così anche Bernabè, che in prima dell’estate sembrava messo in discussione un po’ da tutti, azionisti, politica e mercato, ha vista rinsaldata la sua leadership e si è tolto anche qualche sfizio, come lo sbarco di Enrico Mentana alla guida del tg di La7, che ha portato ascolti e una ventata di ottimismo sulla controllata Telecom Italia Media. Tutte mosse che, in vista della prossima primavera, quando scadrà il suo mandato, fanno pensare ad una più che possibile riconferma. Nonostante i nemici.

20 Settembre 2010