La protesta degli Olo :"A rischio le Ngn"

L'AUDIZIONE IN AGCOM

L'aumento delle tariffe dei servizi all'ingrosso metterebbe a rischio la competizione e la realizzazione delle reti in fibra: è la posizione condivisa da Vodafone, Fastweb, Wind, Tiscali, Aiip e Welcome Italia oggi in audizione in Agcom. Calabrò: "Il canone italiano sotto la media europea e aumenti condizionati alla qualità della rete in rame"

di Mila Fiordalisi
"Ci sono rischi per la concorrenza e l`innovazione delle telecomunicazioni, derivanti dalle recenti proposte di decisione Agcom sul canone all`ingrosso e sulla realizzazione della rete di nuova generazione". E' quanto affermano Aiip, Fastweb, Wind, Vodafone, Tiscali e Welcome Italia nella nota congiunta emessa a seguito dell'odierna audizione davanti al presidente dell'Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò.

Secondo gli Olo gli aumenti per i servizi all'ingrosso fissati dall'Autorità determinerebbero costi maggiorati per 1,1 miliardi di qui al 2015. E scendendo nel dettaglio, l'aumento dei costi derivanti dal nuovo canone di unbundling sul prossimo triennio si andrebbe a sommare a quello già accordato nel 2009 a Telecom Italia. Gli operatori hanno quindi invitato l'Agcom a riconsiderare le proprie proposte in sede di decisione definitiva.

"Sono 1,1 miliardi di euro - scrivono gli Olo - i maggiori costi che gli operatori sosterranno sui servizi all’ingrosso fino al 2015 orizzonte temporale entro cui gli operatori alternativi hanno previsto i propri investimenti per la realizzazione di una rete in fibra per il Paese. Si tratterebbe di risorse sottratte alla capacità di investimento degli stessi operatori sulla fibra, e che andrebbero invece ad aumentare la profittabilità della rete in rame, compromettendo irrimediabilmente il quadro competitivo e gli investimenti per lo sviluppo di reti di nuova generazione da parte di tutti gli operatori alternativi, oltreché ostacolare lo sforzo di condivisione che il vice ministro Paolo Romani ha portato avanti in questi mesi con gli operatori di telecomunicazioni".

Il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò da parte sua ribadisce " che qualunque singola iniziativa utile a superare la situazione di stallo in cui versa la realizzazione delle reti di nuova generazione in Italia, non può che essere vista con favore. I principi di una rete aperta e concorrenziale sono il cardine dell’azione dell’Autorità, che è pronta a fare la sua parte". "Nel suo Consiglio odierno, - aggiunge - l’Agcom ha avviato un procedimento che porterà a breve alla calibrazione di nuove regole per le reti in fibra".

In merito specificamente alle misure sull'unbundling, Calabrò sottolinea che "il loro valore rimane inferiore a quello dei principali paesi europei". "Mi limito ad osservare - aggiunge - che il prezzo proposto per il 2010 è solo di 30 centesimi superiore a quello del 2003 ( e quindi largamente inferiore al costo della vita) e che gli adeguamenti previsti per il 2011 e il 2012, sono condizionati al miglioramento della qualità e dell’innovazione della rete. La decisione finale verrà comunque presa solo dopo il parere della Commissione europea".

Riguardo alla Raccomandazione Nga appena licenziata dalla Commissione europea gli Olo ne auspicano una concreta applicazione in Italia. "A questo proposito, a fronte del fatto che l`ex monopolista sta rafforzando la sua dominanza nel mercato dell`accesso con un reale rischio di rimonopolizzazione, è stato chiesto di confermare in capo a Telecom Italia gli obblighi di unbundling e bitstream della fibra su tutto il territorio nazionale, e sono state illustrate le conseguenze di un quadro sbilanciato a favore dell`operatore dominante che replicherebbe, anche nella fibra, il monopolio del rame".

"In particolare, è stato sottolineato - continuano gli Olo - che in Italia, cosi come già stabilito dalla stessa Autorità nel 2009, non ricorrano le condizioni per introdurre la segmentazione geografica dei mercati, che avrebbe il solo effetto di azzerare la competizione nelle aree interessate, ricreando anche nella fibra il monopolio del rame. In Italia negli ultimi dieci anni gli operatori alternativi hanno investito nel fisso oltre 14 miliardi di euro, ed ogni anno continuano ad investire in questo comparto circa 2 miliardi di euro. Un cambiamento delle regole in corsa, peraltro sbilanciate a favore dell`operatore dominante, metterebbe a rischio gli investimenti e la concorrenza nel mercato che negli ultimi anni ha originato importanti benefici per i consumatori italiani. Ricade dunque sul regolatore nazionale una grande responsabilità nelle scelte che si accinge a fare e che avranno effetto sull`assetto concorrenziale del mercato italiano e sulla competitività del Paese rispetto all`Europa".

Intanto oggi l'Asati, l'associazione dei piccoli azionisti di Telecom Italia, ha lanciato un appello all'Agcom sulla "necessità di una corretta e urgente impostazione delle regole di competizione tra operatori, ma soprattutto delle regole di cooperazione tra loro nello sviluppo e nella gestione della futura rete Ngn". Il presidente Franco Lombardi auspica che l'Authority presieduta da Calabrò "proceda rapidamente a definire tutta la problematica della Nng, per giungere a regole eque e praticabili nell'interesse di tutti gli operatori e del Paese".

Lombardi sottolinea che Telecom Italia "è l'unico operatore che ha già i piani tecnici e le risorse finanziarie per la copertura del 50% della popolazione di circa 150 città al 2018, in armonia con gli obbiettivi comunitari. E' quindi urgente che Agcom fissi quanto prima le regole base che permettano a Telecom di avviare gli sviluppi previsti nelle prime cinque città già progettate, con risorse finanziarie proprie".

23 Settembre 2010