Tassa Tlc a favore del cinema? Asstel: contraria a norme Ue

LO SCONTRO

L'associazione di Confindustria boccia l'ipotesi sostenuta dai disegni di legge bipartisan oggetto di un'audizione al Senato: "E'  in contrasto con la direttiva 2002/20/CE"

Plauso di Asstel, associazione delle Tlc di Confindustria, in merito alla decisione della Commissione europea di ritenere "incompatibili con le norme Ue sulle telecomunicazioni” le tasse sul fatturato degli operatori tlc introdotte da Francia e Spagna per compensare l’eliminazione della pubblicità dai canali televisivi.

La posizione della Ue si basa sulla Direttiva 2002/20/CE, che stabilisce che i diritti amministrativi imposti alle imprese di telecomunicazioni devono essere mantenuti entro le esigenze di copertura dei costi dei servizi di cui tali imprese fruiscono.

Questa stessa posizione è stata sostenuta da Asstel in occasione dell’audizione che l’Associazione ha tenuto il 30 settembre presso la VII Commissione del Senato sui disegni di legge 87 e abbinati, in cui si propone l’istituzione di un Fondo per il finanziamento del cinema e dell’audiovisivo la cui provvista dovrebbe essere alimentata da un prelievo sugli operatori di comunicazioni elettroniche.

Secondo Asstel, infatti, si tratterebbe di una vera e propria tassa di scopo con cui si imporrebbe alle Tlc e agli Internet Provider di contribuire al finanziamento di altre industrie con i proventi generati dalla propria attività tipica. Misura in diretto contrasto con la Direttiva comunitaria. Ma non solo. “Esistono valide ragioni di sistema che vanno seriamente considerate – afferma il presidente di Asstel Stefano Parisi – l’intera industria digitale, dalle reti Tlc ai produttori di contenuti è un mondo in forte evoluzione. Non c’è alcuna razionalità economica nell’insistere a volere privilegiare una parte a scapito dell’altra, come purtroppo sta già avvenendo con la normativa sulla copia privata. L’industria dei contenuti deve utilmente trovare, proprio attraverso l’utilizzo della rete, nuovi modelli di business e fonti di remunerazione parametrate al gradimento del mercato per i propri prodotti".

“In un periodo storico in cui tutti i maggiori Paesi industrializzati hanno predisposto piani per l’infrastrutturazione a larghissima banda – conclude Parisi – appare singolare che alla vigilia di un importante ciclo di investimenti, si decida di gravare gli operatori di rete di ulteriori balzelli. L’attenzione del Legislatore, al contrario, dovrebbe essere volta a creare un contesto normativo stabile per favorire gli investimenti”.

04 Ottobre 2010