Google: "Le Ngn in Italia? Vanno fatte prima al Sud"

IL VICE PRESIDENT EUROPEO

Il vice president europeo D'Asaro Biondo: "L'attenzione è concentrata sulle aree metropolitane già servite dalla banda larga. Ma se si vuole sviluppare l'economia dei servizi bisogna puntare su Mezzogiorno e aree a fallimento di mercato"

di Patrizia Licata
La nuova crociata di Google si chiama cloud computing e il colosso di Mountain View è pronto non solo a dimostrarne tutti i benefici, soprattutto per le pmi, target di riferimento sul mercato italiano, ma anche a collaborare con gli operatori telco per creare sinergie. Lo afferma il vice president europeo dell’azienda, Carlo d'Asaro Biondo, intervistato da Il Sole 24 Ore: “Il cloud computing permette alle imprese di trasformare l'information technology da un costo fisso a uno variabile, con tempi di messa in opera rapidissimi e un'affidabilità del 99,9%”, sottolinea il manager.

In Italia il mercato del cloud sta crescendo rapidamente e ormai parliamo di una tecnologia matura, con un software che si integra con diverse piattaforme. Tuttavia, questa è una filosofia legata alla banda larga e quindi alla realizzazione delle nuove reti.
 Che cosa pensa D’Asaro dell’acceso dibattito in corso in Italia sul tema dell'Ngn? 
”Vedo che si sta puntando molto sulle aree metropolitane, dove le aziende sono già servite, ma paradossalmente è nelle aree a fallimento di mercato, al Sud, nelle campagne, che bisogna puntare, per servire anche i consumatori e sviluppare quella leva potentissima per l'economia che è l'ecommerce”, risponde il manager di Google. 


Telecom Italia deve temere l'affondo del colosso Usa? “Non ci sentiamo in concorrenza con gli operatori telefonici", chiarisce D'Asaro Biondo. "Loro fanno hosting dei contenuti e noi in questo caso forniamo i software che in qualche modo danno senso a questi hosting. La strada giusta da imboccare è la cooperazione, come in parte già avviene, perché se si lavora separati si rischia di fare un danno al Paese, perdendo il treno della crescita. Siamo pronti a offrire prodotti comuni a quelli dei gestori telefonici, anche mettendoci ‘dietro’ a queste aziende, quindi senza comparire come marchio, con soluzioni ‘powered by Google’, ma anche in totale anonimato, perché ci interessa che le persone vadano su Internet”.

Google strizza dunque l'occhio al mondo delle aziende e si candida a diventare un nuovo partner informatico per la clientela business, ma le difficoltà legate alla limitata diffusione della banda larga e a un tessuto come quello italiano fatto da micro-aziende che potrebbe finire per accontentarsi dei servizi gratuiti, senza passare a quelli premium, emergono anche dalle parole del nuovo country manager di Google Enterprise Italy, 
Luca Giuratrabocchetta.

Non mancano grandi nomi che hanno già scelto Google per i servizi enterprise: Intesa Sanpaolo, Permasteelisa, Roberto Cavalli o Fracarro, che hanno abbandonato, in parte o totalmente, i loro vecchi sistemi di information technology – tra posta elettronica, motori di ricerca interni e piattaforme video – per passare a Google nella sua versione enterprise. Una preferenza che, nel mondo, è già stata espressa da 3 milioni di società. 
Per il marketing si chiama Google Apps Premier ma il nome magico è cloud computing, la migrazione di programmi e servizi sul web con un taglio dei costi fino al 70%, spiega ancora Il Sole 24 Ore. Facile capire perché: al prezzo di 40 euro l'anno un account professionale di Google dà diritto a una casella email con 25 giga di spazio (contro i 7 di quella consumer), una piattaforma Voip con la traduzione istantanea in 42 lingue, la videochat, una suite per la creazione di mini siti web e i Docs per lavorare su documenti e presentazioni. Oppure l'autenticazione a due fattori, con una password fissa e una "usa e getta" spedita via sms. Tutto non (troppo) dissimile dalle applicazioni gratuite al netto di un'importante differenza: il supporto telefonico e via mail 24 ore su 24, per sette giorni alla settimana.


“Con il cloud computing si risparmia perché si eliminano di colpo spese per decine di migliaia di euro partendo semplicemente dall'adozione di Gmail”, spiega Giuratrabocchetta, “eliminando i server di posta e lo storage, la manutenzione dell'hardware, gli aggiornamenti software o la necessità di backup/disaster recovery. Facciamo tutti noi”. Con un taglio dei costi che parte dai 30mila euro, a seconda della tipologia di sistema informativo.


E la sicurezza? Resta uno dei fattori di resistenza più duro a morire tra le imprese, come se avere il computer sotto la scrivania fosse di per sé garanzia di protezione. “Il tema della sicurezza è ovviamente una delle nostre priorità”, garantisce Giuratrabocchetta, “basti pensare che da tre anni Google ha acquistato Postini, società specializzata in security”.


05 Ottobre 2010