Calabrò: "Ngn, gli operatori puntano all'utile immediato"

CORRADO CALABRO'

Il presidente Agcom: dal mercato segnali interessanti per le aree più ricche, merito anche di Fastweb. Bene l'impegno di Vodafone sul broadband mobile, ma impegno ridotto sull'infrastruttura fissa

di Patrizia Licata
Poca cooperazione e ognuno per la sua strada. Si può sintetizzare così l’atteggiamento degli operatori telecom italiani in tema di nuove reti secondo Corrado Calabrò. A due anni dalle prime dichiarazioni d'intenti l'approccio "ecumenico" sulla banda ultralarga sembra naufragato, nonostante le offerte – separate - degli operatori: Fastweb, il primo a muoversi verso i 100 mega, quindi Telecom Italia e infine Vodafone, che ieri ha annunciato un investimento di 1 miliardo presentando un piano per la banda larga mobile via radio.

In un’intervista al Sole 24 Ore il presidente dell'Agcom, oggi presente a Capri al convegno organizzato da Between, spiega come sta cambiando il mercato dei media vecchi e nuovi. Sull’Ngn, dopo mesi di dibattito, sono arrivate le prime offerte commerciali e il mercato sta dando segnali di forte interesse per le aree metropolitane, ovviamente le più ricche. Qui, secondo Calabrò, va riconosciuto il merito a Fastweb di aver avviato per prima la commercializzazione del servizio a 100 mega, stimolando Telecom Italia e gli altri concorrenti a imitarla. 
"Che il mercato si muova è certamente un bene, anche perché la fibra non è necessaria solo per la rete fissa, ma anche per il backhauling delle stazioni radio", nota Calabrò. "La rete mobile sta registrando un incremento esponenziale del traffico dati e deve essere potenziata per far fronte alla crescente domanda di servizi legati a smartphone e chiavette". 


Quanto all'impegno sempre maggiore dei cinesi di Huawei in Italia con Vodafone, il presidente Agcom rileva che Vodafone “è un operatore presente in tutto il mondo, per il quale l'Italia rappresenta uno dei paesi con maggiori ricavi: oltre 8 miliardi con un ebitda di oltre 4 miliardi. Va bene l'impegno nella banda larga mobile, ma rimane l'ammontare assolutamente modesto dei suoi investimenti strutturali nella rete fissa”.

Nella partita della banda larga si è sempre parlato di un possibile intervento della Cassa depositi e prestiti. In che condizioni oggi la Cdp potrebbe investire? 
”Per centrare gli obiettivi dell'Agenda digitale europea sono necessari accordi coordinati a livello nazionale tra operatori di telecomunicazioni, amministrazioni e altri eventuali imprenditori, finalizzati alla progressiva conversione alla fibra di determinate aree territoriali. Accordi del genere sono già in atto in alcune realtà locali più virtuose come Trentino e Lombardia. Ciò darebbe al progetto anche prospettive di redditività con il carattere di certezza tipico delle utilities e aprirebbe la porta al finanziamento di investitori istituzionali come la Cassa depositi e prestiti”.


Come giudica gli sforzi del tavolo Romani? 
”Non ha un compito facile. Il progetto Italia stenta ad affermarsi anche nella visione dei singoli partecipanti al tavolo che muovono non solo da diverse idee di rete, ma anche in un clima di eccessiva tensione tra gli operatori e di esclusivo interesse per l'utile immediato. Siamo all'inizio di un percorso nel quale si vedono i primi risultati. Ogni passo in avanti, per quanto limitato, non può che essere apprezzato: poter disporre di un modello di sviluppo condiviso per una partnership pubblico-privato agevolerebbe molto il percorso di definizione delle nuove regole per le reti Ngn che l'Agcom si accinge a varare”.

Infine, la nota dolente dell’ultimo miglio. Gli operatori alternativi puntano il dito contro l'Agcom e dicono: come si può parlare di scommessa sulla fibra e poi rendere più redditizio il rame con l'aumento dei costi dell'unbundling?
 Ma per Calabrò “è una polemica del tutto strumentale. La manovra – ancora all'esame di Bruxelles – riguarda un aggiustamento tecnico di modesta entità: 33 centesimi di aumento rispetto al 2003. Molto meno dell'aumento del costo della vita. La rimodulazione prevista per i canoni unbundling prevede un incremento medio rispetto alla media 2009 limitato all'1,65% (da maggio 2010 sarà di 8,70 euro) e alla fine del periodo interessato si potrà determinare un incremento di 99 centesimi, pari ad una variazione dell'11,66% del canone. Ho detto si potrà determinare non a caso. Solo per il 2010, infatti, l'aumento è automatico; per gli anni a venire gli incrementi in tariffa potranno essere riconosciuti solo dopo verifica da parte dell'Autorità del miglioramento qualitativo della rete di Telecom Italia, della riduzione del numero dei guasti e dei tempi di attivazione dei servizi. In tutto una manovra da 70 milioni. Il miliardo e cento milioni di cui parlano gli operatori alternativi è una cifra priva di qualsiasi fondamento”.


07 Ottobre 2010