Call center: in 8mila già senza lavoro. E a rischio altri 12mila addetti

LA CRISI

Allarmanti i dati diffusi dalla Cgil che chiede al Governo l'apertura immediata di un tavolo ad hoc per arginare l'emorragia del settore penalizzato dal dumping dei prezzi e dalle gare al massimo ribasso

di Paolo Anastasio
"Nell'ultimo anno si sono persi oltre 8mila posti di lavoro, altri 12mila sono a rischio se non si avvia una politica di sviluppo all'altezza dei problemi e se non si contrastano le gare al massimo ribasso e le aziende che alimentano il dumping: è la situazione nei call center italiani, da anni in molti casi e territori (soprattutto al Sud), l'unico settore dove un giovane, anche laureato, può trovare lavoro".

Questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal Terzo rapporto sull'occupazione nei call center presentato da Slc Cgil, il principale sindacato del settore, che avanza proposte al Governo, alle Regioni, alle imprese committenti e alle imprese di call center chiedendo la convocazione di uno specifico tavolo.

"La gravità della situazione, la ripresa forsennata di gare al massimo ribasso da parte di committenti privati e pubblici (da ultimo le gare di Enel, Poste, di diversi importanti comuni) e di fenomeni spudorati di dumping, il fallimento di due importanti realtà imprenditoriali nel mondo dei call center - Phone Media e Omnia Network, entrambe in amministrazione controllata - e l'assordante silenzio del Governo a cui da oramai quasi un anno chiediamo inutilmente di aprire un tavolo per la crisi del settore, ci hanno spinti ad anticipare la pubblicazione del rapporto 2010", dice Alessandro Genovesi della Segreteria nazionale del sindacato.

L'augurio è che "il ministro dello Sviluppo Paolo Romani e il presidente del Consiglio possano aprire un tavolo ufficiale per costruire una politica di sistema in grado di salvare gli oltre 12mila posti di lavoro a rischio e stabilizzare un settore che ne occupa oltre 65mila (per la maggioranza giovani donne meridionali)".

18 Ottobre 2010