Ngn, Bernabè: "Obbligo di società delle reti? Sarebbe neodirigismo"

L'AUDIZIONE

In audizione alla Camera il numero uno di Telecom Italia definisce "inappropriata" anche l'ipotesi di obblighi di investimenti "tipici del regime di concessione esclusiva". E sulla rete mobile assicura: "Nessun rischio di saturazione, ma servono nuove frequenze"

di Federica Meta
"E' inappropriata la previsione ventilata in questi ultimi giorni di imporre ex-lege a Telecom Italia la partecipazione azionaria a una società ad hoc con regole di governante asseverate dall'Autorità antitrust per la realizzazione e la gestione della rete di nuova generazione in fibra ottica". Lo ha detto l'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè, in un'audizione davanti alle commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera.
Per il numero uno di Telecom sarebbe infatti in contrasto con le norme costituzionali e costituirebbe una forma di "neodirigismo economico". "Inappropriata" sarebbe anche l'ipotesi di obblighi di investimenti "tipici del regime di concessione esclusiva".

Rispondendo indirettamente a quanto segnalato dal presidente Agcom, Corrado Calabrò, Bernabè ha sottolineato che il livello di occupazione delle rete mobile Telecom al 53% nell'ora di picco "fa venir meno qualsiasi rischio di saturazione". Comunque, ha rilevato l’Ad "rimane ferma l'esigenza di acquisire ulteriori frequenze". A fargli eco anche il presidente Gabriele Galateri di Genola, secondo cui "sarebbe opportuno procedere quanto prima alla liberazione delle risorse dello spettro radio, il cosiddetto dividendo digitale esterno, da destinare ai servizi di telefonia mobile".

Per quanto riguarda infine le ipotesi di rapida dismissione della rete in rame secondo Bernabè sono "del tutto irrealistiche".
"Lo sviluppo delle reti ultrabroadband sarà un processo graduale: sul fisso, il rame coesisterà con la fibra''. Impensabile, quindi, uno switch-off automatico da un sistema all'altro, anche perchè ''quello che serve all'Italia è una forte crescita nella disponibilità di banda e una maggiore qualità dei servizi''.

”La migrazione dal rame alla fibra – ha aggiunto - comporterà nel tempo un'inevitabile contrazione della forza lavoro". Le centrali locali infatti passerebbero da 10.400 a 2mila. "Inoltre le nuove reti - chiarisce -tenderanno sempre più al paradigma 'no touch' e cioè, saranno completamente automatizzate nella configurazione, gestione ed esercizio''.

Bernabè ha anche stigmatizzato un eventuale deprezzamento della rete in rame, che, ha detto, ''non favorirebbe la realizzazione della rete di accesso in fibra, anzi indurrebbe gli operatori alternativi a continuare a perseguire gli attuali modelli di business basati sulla semplice rivendita dei servizi della rete di Telecom e, di conseguenza, renderebbe ancora più incerto e lontano nel tempo il ritorno dei rischiosi investimenti nelle reti di nuova generazione''. Il riferimento è all'aumento delle tariffe unbundling, contro il quale si sono scagliati gli operatori alternativi: secondo Bernabè, invece, ''è bene ricordare come un adeguamento dei prezzi dei servizi wholesale per la rete di accesso non comporterebbe la capacità competitiva degli operatori alternativi, in quanto, grazie alle condizioni di parità di trattamento interna-esterna garantite dagli impegni, si rifletterebbe in misura paritetica sia su Telecom Italia sia sugli operatori alternativi''

19 Ottobre 2010