Wi-fi italiano, mercato piccolo ma in fermento

HOT SPOT

L’abolizione della Pisanu può spingere il business. Al vaglio degli operatori la possibilità di utilizzare gli hot spot per alleggerire le reti 3G sature

di Alessandro Longo
Il mercato del wi-fi pubblico italiano è piccolo, pochi milioni di euro l’anno, ma non è stagnante: vi si muovono diversi attori, alcuni anche arrivati di recente e con un carico di nuove idee. “I principali attori, per il business degli hot spot pubblici wi-fi, siamo noi e Linkem”, spiega Luigi Zabatta, responsabile offerta fissa consumer di Telecom Italia, che ha 500 hot spot, “circa 8-10 mila utenti e 4-5 milioni di minuti di traffico al mese, tariffato a 3-5 euro l’ora. Non sono ricavi significativi: 500mila euro l’anno, a crescita piatta”, continua Zabatta. Telecom ha avuto per anni un accordo di roaming che consentiva ai suoi utenti di accedere ai 1.400 hot spot Linkem, ma ora non è più valido. “Abbiamo circa 250mila clienti per un giro di affari che supera i 2 milioni di euro l’anno”, dice Davide Rota, amministratore delegato di Linkem, che si dice quindi “leader del mercato wi-fi in termini di qualità, date le prestigiose location attivate che comprendono la quasi totalità degli aeroporti, luoghi pubblici, alberghi, centri congressi, aree di servizio autostradale, porti turistici, librerie eccetera”.

Vodafone consente ai propri clienti di accedere a 1.500 hot spot, in virtù di accordi di roaming. Ci sono anche nuove aziende che stanno costruendo una rete wi-fi in poco tempo: si distingue la trentina Futur3, che in un anno e mezzo ha lanciato 450 hot spot gratuiti (finanziati dalla pubblicità degli sponsor) a Trento, Bolzano, Rovereto e zone dell’Alto Garda e ha raggiunto quota 42mila utenti registrati. “A livello di fatturato oggi non possiamo essere significativi. Stiamo passando in questi mesi da situazione startup a situazione commerciale”, dice l’amministratore delegato Massimiliano Mazzarella.

Insomma, un po’ di fermento c’è in questo mercato, nonostante non si rifletta ancora in una crescita del business significativa. Si è creato anche spazio per un giro d’affari collaterale agli hot spot pubblici: Guglielmo, di Reggio Emilia, è uno dei più noti fornitori di sistemi di autenticazione a hot spot di alberghi o di reti cittadine gestite dalla PA: gli hot spot formano la rete Lumen, con un migliaio di hot spot, anche a pagamento (quelli gratuiti sono a Trieste, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Milano, Verona, Genova, Lecce). Gli utenti possono accedere con lo stesso account a tutti gli hot spot della rete. “Prevediamo circa due milioni di euro di fatturato nel 2010”, dice Giovanni Guerri, general manager di Guglielmo.

Su questo mercato una ventata di novità può arrivare dall’alleggerimento dei vincoli normativi previsti dal decreto Pisanu (identificazione certa dell’utente). L’impatto sarebbe in particolare sul business associato agli hot spot gratuiti, visto che su quelli a pagamento identificare gli utenti non è mai stato un problema (al solito tramite carta di credito). Per esempio, potrebbero aumentare i piccoli esercenti (bar, pizzerie) dotati di hot spot e gli utenti stranieri di wi-fi pubblico gratuito italiano. I piccoli esercenti si sono dimostrati meno capaci di affrontare gli oneri della normativa e quindi in Italia sono rari quelli con wi-fi.
Gli stranieri sono i più penalizzati dalla Pisanu: molte reti wi-fi gratuite per rispettare la normativa identificano l’utente tramite sms, ma il sistema funziona solo con quelle italiane.

“Grazie a un maggior numero di utenti stranieri, potrebbero nascere opportunità di business per un wireless service provider, con l’offerta di servizi collegati all’hot spot - aggiunge Guerri -. Per esempio, applicazioni che permettono all’utente wi-fi di studiare itinerari turistici (selezionando mezzo di trasporto, tempo a disposizione, gusti eccetera) e in generale di avere informazioni in modo efficace quando naviga in luoghi pubblici”.

“Presto offriremo dai nostri hot spot un ventaglio più ampio di servizi oltre all’attuale fornitura di accesso ad Internet, a prescindere dall’eventuale abolizione della normativa Pisanu”, aggiunge Rota. A conferma che il mercato wi-fi italiano di per sé sta cominciando a svegliarsi.

Un’altra novità potrebbe arrivare dal rapporto tra wi-fi e banda larga degli operatori mobili (3G). A prima vista, lo sviluppo dell’una e dell’altra tecnologia sono in contraddizione; “Il wi-fi pubblico è cresciuto poco in Italia a causa del successo della banda larga in mobilità” dice Zabatta. “A causa del fatto che i grandi operatori italiani, a differenza di quelli stranieri, hanno considerato il wi-fi minaccioso per il loro business 3G e quindi hanno creato pochi hot spot”, aggiunge Rota. Le cose però potrebbero cambiare presto. “Anche gli operatori italiani si stanno rendendo conto che le due tecnologie potrebbero essere complementari. E il wi-fi servire a scaricare le celle radio mobili sature di traffico” dice Rota. “Stiamo valutando questa ipotesi - conferma Zabatta -. Potremmo indirizzare la connessione Internet dei clienti mobili sui nostri hot spot wi-fi, laddove questi sono presenti, allo scopo di alleggerire la rete 3G. Senza che per l’utente cambi nulla in termini tariffari”. Anche questo scenario fa parte del futuro del wi-fi italiano: come un romanzo noioso che si riscatta con un finale a sorpresa.

29 Ottobre 2010