Terzo Mondo, i cellulari spingono la micro-imprenditoria

TERZO MONDO

Rapporto Unctad 2010: nei Paesi meno sviluppati sempre più utenti usano il telefonino per avere info utili a migliorare le condizioni di lavoro. Parallelamente aumenta il numero di aziende. "Ma i governi devono colmare il gap infrastrutturale e culturale"

di Federica Meta
Non solo comunicazione. Nei Paesi meno sviluppati (Pms) i cellulari vengono utilizzati anche per combattere e ridurre la povertà. A dirlo il nuovo studio della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo sviluppo (Unctad) che rileva una tendenza più evidente in Africa.

Nello specifico il “Rapporto 2010 sull'economia dell'informazione: Ict, imprese e riduzione della povertà” rivela che parallelamente alla crescita delle nuove tecnologie, in particolare dei telefonini, nei Pms aumenta anche il numero di micro-imprese, creando nuovi mezzi di sostentamento per i poveri. Tanto che nel continente ci sono più telefoni cellulari che conti bancari. "La telefonia mobile è cresciuta a tasso esponenziale in Africa, con il 50% di penetrazione alla fine del 2009 – spiega Remi Lang, funzionario per gli Affari economici associati di Unctad -. Questa crescita dimostra la capacità della telefonia mobile di colmare il divario digitale".

Agricoltori, pescatori e perfino gli imprenditori utilizzano la telefonia cellulare ed altre tecnologie della comunicazione per incrementare i propri mezzi di sussistenza. "In diverse nazioni povere l'uso di telefoni cellulari ha trasformato la vita degli agricoltori – si legge nel report -. I cellulari aiutano i contadini ad ottenere informazioni riguardo ai prezzi di mercato ed ad avere un contatto diretto con i loro clienti".
Il  “successo” dell’Ict nel Paesi meno sviluppati è dunque determinato dalla capacità dei telefoni cellulari di aiutare i lavoratori più poveri ad accedere a informaizoni utili a loro mestiere. Tali informazioni possono riguardare i prezzi di mercato, previsioni meteorologiche e nuove opportunità di guadagno.
“Con la telefonia cellulare i pescatori, ad esempio, sono in grado di comparare i prezzi e scegliere l'opzione migliore esemplifica lo studio –. Inoltre si creano nuove opportunità di lavoro legate alla domanda locale di cellulari, di servizi ed applicazioni ad essi collegati. Molte persone povere vendono servizi monetari air-time o cellulari nelle strade o nei negozi”.
Ma le nuove tecnologie non sono una panacea contro il “male” della povertà a meno che la loro diffusione non sia affiancata da una azione strategica dei governi. “La presenza di un supporto illuminato dei governi – puntualizzano gli esperti dell’Unctad – garantisce maggiori benefici utili alla creazione di una base di sviluppo per le imprese di piccola scala”.

Presenza necessaria anche per colmare il gap infrastrutturale, soprattutto per quel che riguarda le reti elettriche. La carenza di reti, infatti, ostacola sia la diffusione di tecnologie fisse ma anche mobili, dato che spesso ci sono difficoltà nel ricaricare la batteria dei device.  “Finché non verrà trovata una soluzione per fornire elettricità in maniera continuativa e conveniente - avverte l’Unctad - l'accesso all'Ict sarà inevitabilmente ristretto, in particolare fra i poveri e le piccole imprese delle zone rurali”. Stesso discorso per l’alfabetizzazione digitale per la quale va messa in campo una strategia ad hoc. “I governi si dovrebbero occupare dello sviluppo di competenze pertinenti, della promozione dell'alfabetizzazione digitale e del sostegno allo sviluppo di applicazioni da parte degli attori interessati – conclude lo studio - Questo aiuterebbe a promuovere le competenze necessarie fra i poveri e nelle piccole imprese per un utilizzo completo del potenziale delle Ict nella riduzione della povertà”.

03 Novembre 2010