Fitch: per le telco si profila una stagione di nuovi merger

L'ANALISI

Secondo la società di rating la maturità dei mercati e la forte concorrenza mineranno la sopravvivenza degli operatori più in difficoltà. In Italia la mancanza di un piano Ngn potrebbe costringere i player a rivedere le strategie

di Patrizia Licata
Si profila all’orizzonte un periodo di forte consolidamento per il settore telecom dell’Europa occidentale. Nonostante la ripresa economica non sia ancora robusta e il top management mostri cautela nel disfarsi di liquidità così preziosa in un settore bisognoso di capitali, Fitch Ratings ritiene che è possibile che le telco europee si avviino a una nuova fase di attività di M&A, la più intensa dopo lo scoppio della bolla di Internet nel 2000.

Alcuni fattori-chiave lasciano pensare a un prossimo aumento delle fusioni e acquisizioni nel settore in Europa, secondo Fitch. Intanto, ci sono troppe aziende telecom: la crescita al rallentatore causata della maturità dei mercati e la fortissima concorrenza sono un driver potente di M&A. Gli analisti fanno notare che negli Usa nella telefonia fissa il 60% delle linee di accesso è ormai controllato da Verizon Communications e At&t. E gli operatori mobili dominanti sono quattro, mentre l'Europa, che ha una popolazione più o meno equivalente a quella degli Stati Uniti, ne ha un totale di 27. Gli incumbent del nostro continente hanno puntato sull'espansione all’estero, e sulla telefonia mobile, ma ora devono gestire strutture di gruppo complesse e inefficienti. Aziende più piccole che non hanno effettuato espansioni all’estero o in segmenti diversi dal core business sono costrette a investire o saranno obiettivo di acquisizione.

Altro fattore che spinge a una rinnovata attività di M&A è la crescente disponibilità di cash: rispetto ad altre industrie, le aziende telecom hanno flussi di cassa molto sani. E poi c’è la pressione degli azionisti: al momento la maggior parte degli incumbent si mostra cauta sulla remunerazione degli stakeholder, preferendo tenersi il contante. Intanto la loro capitalizzazione di mercato resta, in linea generale, ai livelli precedenti alla crisi. Questo per Fitch significa che ci sono tutte le condizioni perché si produca un consolidamento: gli azionisti spingeranno perché si perseguano strategie di M&A capaci di produrre crescita oppure per avere ritorni più consistenti (anche se Fitch pensa che la prima scelta sarà la migliore).

Resta invece una notevole barriera al consolidamento del settore telecom in Europa il quadro regolatorio frammentato, cui si aggiunge la tendenza dei governi a considerare le telecomunicazioni come un’industria nazionale strategica. Ciò frenerà possibili accordi di M&A cross‐border: Fitch prevede attività di consolidamento all’interno dello stesso mercato come molto più probabili nel breve termine.

Ma in quali Paesi europei è da aspettarsi che avvengano acquisizioni e fusioni? Per Fitch le possibilità più alte ci sono laddove è più intensa la concorrenza, ovvero in Nord Europa, in particolare in Uk, Germania e Belgio. Ma ci sono altre aree dove il “rischio” di M&A è ugualmente elevato: Spagna, Polonia, Svizzera, Grecia. In Italia le chance sono giudicate solo “moderate”, sia nella telefonia fissa che mobile: la mancanza di alternative sull’infrastruttura di rete fissa potrebbe costringere alcuni nuovi player alternativi a riconsiderare le proprie strategie, mentre nel mobile, nota Fitch, c’è una forte disparità tra i tre principali operatori e il quarto che ha debolezze nel cash flow.

Quanto ai singoli operatori, per Fitch Vodafone e Deutsche Telekom hanno alte chance di condurre nell’immediato futuro operazioni di M&A sia nel fisso che nel mobile. La prima deve però intanto disfarsi di una serie di partecipazioni non più strategiche (ma sarà difficile risolvere la questione con Verizon Wireless). La seconda deve decidere il destino di T-Mobile Usa e potrebbe cercare un partner in Clearwire, MetroPCS o At&t. Dt è anche molto concentrata sulla Grecia, per consolidare la sua posizione nell’Europa dell’est: perciò potrebbe aumentare la sua quota in Magyar Telekom (Ungheria), Makedonski Telekom (Macedonia) e T‐Hrvatski Telekom (Croazia). “Moderate” invece le probabilità che si muova sul mercato Telecom Italia: è troppo indebitata per fare acquisizioni, sostiene Fitch – anzi, potrebbe vendere alcuni asset minori non-core.

04 Novembre 2010