Asta frequenze, Pileri (Csit): "Metà dei proventi torni alle Tlc"

CONFINDUSTRIA SERVIZI

L'appello al governo del presidente di Confindustria Servizi: "Risorse importanti soprattutto per gli operatori mobili"

di P.A.
"Almeno metà delle risorse" che arriveranno dall'asta per le frequenze del dividendo digitale esterno "siano investite nel settore delle telecomunicazioni da cui provengono": è la richiesta rivolta al governo dal presidente di Confindustria Servizi innovativi e tecnologici, Stefano Pileri, che rappresenta le imprese dell'Information technology e delle tlc.

L'occasione per fare il punto sugli investimenti del settore è la "Tavola rotonda con il Governo" organizzata oggi da Business International, nel corso della quale Pileri ha ricordato come oggi, dopo il passaggio alla tv digitale, si rendono disponibili frequenze sulla banda degli 800, dei 1800 e dei 2600 megahertz: risorse importanti soprattutto per gli operatori della telefonia mobile. Un'analoga iniziativa in Germania ha fruttato qualcosa come 4,5 miliardi di euro e ora anche in Italia "il Governo vuole procedere con questa gara", ha sottolineato il presidente di Csit.

Anche questo tema sarà al centro di un incontro che Luca Barbareschi, deputato di Futuro e Libertà, avrà a giorni, ha detto, con il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani. L'importante è "non continuare a realizzare dei 'beauty contest' per le frequenze che finiscono per premiare la famiglia Berlusconi", ha affermato sottolineando che quello dell'innovazione tecnologica e della rete in banda larga "è l'ultimo treno economico che può essere preso anche al Sud per fare un balzo in avanti, altrimenti avremo un blocco dei soliti noti".

Del resto il problema degli investimenti in Ricerca e Sviluppo non riguarda solo le tlc ma più in generale l'industria italiana. Usa e Germania investono il 2,7% del loro Pil in R&S, di cui ben il 2% proviene dall'Industria, e il resto è pubblico mentre in Italia si investe solo l'1,1% del Pil in Ricerca e Sviluppo e dall'industria proviene solo lo 0,6% a fronte delle risorse restanti investite dallo Stato.

"L'Italia si è dimostrata finora in forte ritardo rispetto agli altri paesi industrializzati negli investimenti in R&S", ammette la presidente del Comitato Leonardo Luisa Todini e questo "pur condividendo gli obiettivi della nuova politica Ue di Europa 2020 che ribadisce la centralità dell'innovazione".

Dalla consapevolezza che "il sistema industriale italiano e mondiale sta cambiando pelle" e quindi bisogna valorizzare oltre che estetica e design "qualità, affidabilità, sicurezza dei marchi del made in Italy" l'invito rivolto da Todini a Governo, sistema imprenditoriale e sindacati: "impegnarsi insieme a creare e consolidare - spiega Todini - una nuova cultura da Sistema Paese perchè è sugli investimenti in Ricerca che si gioca il nostro futuro".

08 Novembre 2010