Cisco, crescono utili e fatturato. Ma in Europa il business è "debole"

TRIMESTRALE

Lenta la domanda di nuovi prodotti anche da parte del settore pubblico e dei service provider. Fanno da traino i mercati emergenti e l'Asia-Pacifico

di Patrizia Licata
Buoni risultati per il primo trimestre fiscale di Cisco (terminato il 30 ottobre), ma la crisi economica non smette di incidere sull'andamento del business. Le revenues ammontano a 10,75 miliardi di dollari, in crescita del 19,2% rispetto a un anno prima. L’utile netto è salito a 1,9 miliardi o 0,34 dollari per share, contro 1,8 miliardi o 0,30 dollari di 12 mesi fa. Il flusso di cassa operativo è aumentato a 1,7 miliardi di dollari, contro 1,5 miliardi di un anno fa, e Cisco ha chiuso il trimestre con un contante totale di 38,9 miliardi.

Risultati "solidi", ha commentato il colosso del networking, nonostante il contesto economico ancora poco favorevole. Nel complesso, il gruppo ha messo a segno una crescita del 10% anno su anno, ma se gli ordini di nuovi prodotti sono saliti del 32% sui mercati emergenti e del 18% in Asia Pacifico, in Stati Uniti e Canada registrano un incremento del 7% e in Europa di appena il 2%.

Diverso l'andamento del business non solo nelle diverse aree geografiche ma anche tra le diverse tipologie di clienti. Particolarmente sostenuti gli ordini che arrivano dai segmenti aziendale e commerciale, in crescita rispettivamente del 16 e del 13%, mentre gli ordini dai service provider sono aumentati dell’8% e quelli del settore pubblico del 6%. Gli ordini consumer sono rimasti invariati anno su anno. Complessivamente, il rapporto ordini acquisiti/ricavi nei prodotti è stato inferiore a 1, indicando un’area di debolezza su cui Cisco deve lavorare: l’azienda ha annunciato che si dedicherà nei prossimi trimestri a migliorare le aree del business che mostrano ancora segnali di incertezza, come il settore pubblico, i service provider e le attività europee.

11 Novembre 2010