Le telco in rivolta: "Tremonti ci spreme"

L'ASTA FREQUENZE

Il governo punta a 2,4 miliardi dalla gara per le frequenze Lte. Gli operatori non ci stanno: no al drenaggio di risorse, così si fermano gli investimenti nella banda larga. Il senatore Vimercati: così il Governo contraddice l'Ue

di Paolo Anastasio
Operatori Tlc sulle barricate. Con il maxiemendamento depositato alla Camera il governo punta a ricavare 2,4 miliardi dall’asta frequenze. Ma contro il "drenaggio" di risorse le telco fanno fronte comune. Il grido di dolore arriva dal convegno Ericsson, che si è tenuto ieri al Tempio di Adriano. Apre le danze Stefano Parisi, presidente di Asstel: "Non ci stiamo a farci spremere per manovre di finanza pubblica"; gli fa eco Oscar Cicchetti, Direttore Technology & Operations di Telecom Italia: "Ogni euro tolto all’Ict è un euro tolto al Paese"; e ancora Vincenzo Novari, numero uno di 3 Italia: "L'asta non è l'unico modo per assegnare le frequenze del beauty contest per le tivù nessuno ne parla"; chiude Alberto Ripepi, direttore tecnologie di Vodafone Italia: "L'Internet delle cose ha bisogno di risorse". Sulla stessa linea il Pd. Il senatore Vimercati: “In questo il governo si mpossessa delle risorse provenienti dalle Tlc senza reinvestire nella banda larga neanche un euro. Ciò in contraddizione con quanto richiesto dal commissario Ue Neelie Kroes nell'audizione in Senato".

Stefano Parisi, presidente di Asstel: "L'idea di un'asta da 2,4 miliardi di euro per le frequenze da destinare ad una manovra di finanza pubblica significa sottrarre risorse agli investimenti di un settore, le Tlc, già pressato da un costante calo dei margini - dice Parisi - Nel ’94 con Ciampi ci fu il beauty contest per l’assegnazione delle frequenze del Gsm. Omnitel e poi Tim investirono centinaia di miliardi nello sviluppo del Gsm. Il beauty contest sarebbe il modello da adottare anche adesso, per l’assegnazione delle frequenze del dividendo digitale. Non dico che vogliamo le frequenze gratis, mi rendo conto che Tremonti abbia bisogno di fondi per le emergenze del paese, dalla cassa integrazione in deroga a Pompei. Però prendere 2,5 miliardi di euro dalle Tlc per poi ridarcene una parte per gli investimenti non ha senso. Meglio sarebbe fissare un’asta a prezzi più bassi da subito, per lasciarci le risorse per investire".

Capitolo Ngn: "L'accordo sulla società comune per la banda ultralarga è positivo - dice il presidente di Asstel - frutto degli sforzi degli operatori e del ministero. A luglio un accordo del genere era impensabile. Però, va detto anche che questo settore è sottoposto a una fortissima pressione sui margini. A una crescente richiesta di capacità di rete, che impone agli operatori costanti investimenti nell’ordine del 15% dei ricavi – 7 miliardi di euro l'anno in Italia - non corrisponde un corrispettivo aumento dei ricavi. Insomma, le Tlc non sono un settore da spremere, si pensi che in Parlamento stanno pensando ad una tassa di scopo per salvare il cinema prelevando fondi da noi".

Oscar Cicchetti, Direttore Technology & Operations di Telecom Italia: "Investire in infrastrutture e intelligenza nelle reti è un obbligo per gli operatori, il drenaggio delle risorse da destinare agli investimenti non ci va bene - dice Cicchetti - Abbiamo dimostrato che il nostro settore sa investire e che gli operatori sono in grado di farlo mettendosi insieme. Sono anni che gli operatori lavorano insieme per lo sviluppo delle reti, condividendo siti e ottimizzando gli impianti. E’ evidente che ogni euro tolto agli investimenti nell’Ict è un euro tolto al Paese. L'asta per le frequenze non può essere il pretesto per drenare risorse agli investimenti delle Tlc. Se uno estrapola il trend di oggi nelle Tlc, ricavi in calo e margini in diminuzione, allora sembra che la connettività delle cose (internet degli oggetti ndr) tolga spazio alla larga banda. Ma in un contesto futuro di 50 miliardi di oggetti connessi nasceranno nuove opportunità per gli operatori. L'internet delle cose è una grande opportunità per noi, però noi operatori non dobbiamo essere semplici subappaltatori del trasporto dei dati in rete. Gli oggetti trasportati dalle reti devono diventare più semplici, non possiamo restare al livello di "dumb pilots", stupidi trasportatori di dati altrui. L’obiettivo è sviluppare sistemi e tecnologie dinamiche, in grado di aggregare i contenuti trasmessi in rete in base alle esigenze dei clienti. Bisogna passare dalla logica dei byte a quella delle informazioni. Le reti hanno bisogno di forti iniezioni di "intelligenza", di soluzioni in grado di capire in maniera intelligente i dati.

Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia: "Non è vero che le frequenze si assegnano soltanto con le aste, per le tivù c’è il beauty contest. Ma nessuno dice nulla - attacca Novari - L'innovazione in Italia non va più di moda. La politica se ne disinteressa, innovare è un rischio, ma senza rischi non si va da nessuna parte. L'internet delle cose secondo me arriverà soltanto con uno switch off, sulla falsariga di quanto accaduto per il digitale terrestre nel mercato televisivo. Ricordo che all’epoca il ministro Gentiloni era scettico sullo switch off dell’analogico, ma alla fine le cose sono andate bene. Era una scelta coraggiosa, quella dello switch off, ma non possiamo più pensare che la tivù sia un servizio di pubblica utilità e le Tlc no. Se ci fosse la digitalizzazione della pubblica amministrazione si avrebbero risparmi complessivi per 30 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’asta delle frequenze, ricordo alla politica che nel 2000 gli operatori di Tlc hanno già versato 12 miliardi di euro per l’asta Umts. Un’operazione che ci ha fatto perdere competitività a livello internazionale con competitor di altri paesi, ad esempio la Spagna, dove le frequenze vennero assegnate con un beauty contest. La mia azienda, 3 Italia, ci ha messo otto anni a riprendersi dall’asta Umts. Ora ne siamo usciti, ma abbiamo rischiato di chiudere. Se siamo sopravvissuti è un miracolo. Vediamo se riusciamo a portare in porto anche quest’anno. Una volta abbiamo sbagliato, ma ripercorrere la stessa strada sarebbe un errore diabolico".

Alberto Ripepi, direttore tecnologie di Vodafone Italia: "Le Tlc non sono un settore da spremere, non possiamo perdere risorse per una manovra di finanza pubblica che penalizzerebbe lo sviluppo delle reti - dice Ripepi - Per noi quest'asta delle frequenze non deve trasformarsi in un drenaggio di risorse agli operatori. Oggi la larga banda mobile ha già 300 milioni di chiavette connesse. L'internet delle cose avanza a passo spedito e la domanda di banda e connettività cresce a vista d'occhio. I settori di sviluppo sono la domotica, l’e-health, la Pa ecc. Oggi, 12 milioni di persone in Italia vivono ancora in digital divide. Prima di tutto bisogna colmare questo gap, per questo Vodafone ha lanciato il progetto 'un comune al giorno'. Noi operatori dobbiamo garantire copertura e servizio di massa per l'internet delle cose". Ma per fare ciò bisogna avere le risorse. E' evidente che in un’ottica futura, che parla di 50 miliardi di oggetti connessi alla rete in una decina di anni, è necessario un salto di qualità dal punto di vista delle infrastrutture. "Siamo del tutto d’accordo con la posizione di Parisi (presidente di Asstel)", chiude Ripepi.

Dalle aste per la vendita delle frequenze delle tlc dovrebbero entrare fino a 2,4 miliardi di euro. Lo si legge nella Relazione tecnica sul maxiemendamento al ddl stabilità presentato dal governo. I "diritti d'uso - prosegue la relazione tecnica - sono assegnati per una durata di 15 anni".

Secondo la relazione tecnica, "approssimando per difetto, si può stimare che per l'assegnazione dei diritti d'uso delle freequenze da destinare a servizi di comunicazione elettronica mobili in larga banda, si possa ottenere un introito complessivo di 1,850 miliardi di euro. Peraltro, in considerazione del fatto che nella definizione delle procedure di gara potranno essere introdotti meccanismi competitivi che inducano gli operatori ad incrementare il valore delle offerte e tenuto conto dell'esito particolarmente favorevole dell'asta effettuata in Germania, la stima delle maggiori entrate può essere incrementata di una percentuale pari al 30%". Si determinerebbe così una stima "complessiva delle entrate dell'asta pari a circa 2,4 miliardi di euro".

"Finalmente il Governo ha accolto la proposta del Pd di metter a gara le frequenze che si liberano nel passaggio dalla vecchia alla nuova tv digitale. Tuttavia, la previsione di destinare zero euro del ricavato dall'asta sul dividendo digitale allo sviluppo delle infrastrutture a banda larga è semplicemente inaccettabile". Lo afferma il senatore Luigi Vimercati, segretario della commissione Lavori pubblici e comunicazioni.

"Non solo il Governo non ha stanziato alcuna risorsa per colmare il digital divide in Italia- aggiunge - ma con questa ultima trovata intende impossessarsi anche delle risorse provenienti dallo stesso settore, senza reinvestire nella banda larga neanche un euro. Ciò in contraddizione con quanto richiesto ieri dal commissario Ue Neelie Kroes nell'audizione in Senato".

"Daremo battaglia in Parlamento - conclude Vimercati - perché il Governo destini gran parte degli introiti della gara per le infrastrutture a banda larga, perché solo così sarà possibile portare internet veloce a tutti i cittadini come indicato dall'Agenda digitale europea".

11 Novembre 2010