Vint Cerf: "Web al collasso in sei mesi, urge nuovo protocollo"

VINT CERF

Nel mirino gli Isp responsabili di non aver pianificato il passaggio all'Ipv6. L'ultimo codice "vecchio stile" sarà assegnato nell'aprile del 2011

di Patrizia Licata
La crescita di Internet potrebbe bloccarsi fra sei mesi. L’allarme arriva dal padre del world wide web, Vint Cerf, e il motivo è presto spiegato: sta finendo lo spazio per i nuovi indirizzi. Gli indirizzi Ip sono codici numerici unici assegnati a ciascuna pagina web o a ciascun computer, telefonino o device di qualunque genere connesso a Internet. L’Ipv6 – la nuova versione dell’Internet protocol – ha spazio per migliaia di miliardi di indirizzi Ip unici, mentre la precedente versione, l’Ipv4, secondo le stime, userà l’ultimo dei suoi 4 miliardi di indirizzi a disposione a primavera del 2011.

Vint Cerf sostiene che se le aziende e gli Internet service provider non si affrettano ad implementare l’Ipv6, sarà difficile far arrivare nuove persone e nuovi device sulla rete. “Sarà esattamente come cercare di vendere un telefono senza il numero”, afferma Cerf sulle pagine del Financial Times. “Sappiamo che lo spazio per gli indirizzi finirà, anche se non sappiamo quando. Ma conosciamo quali saranno le conseguenze: non può esserci più crescita finché non si implementa l’Ipv6”. Pensiamo ad esempio alle smart grid: secondo la visione di Cerf, non potranno essere realizzate se non si allarga il web con il nuovo protocollo.

Il lavoro condotto da Cerf alla Stanford University e alla divisione Darpa del dipartimento della Difesa americano negli Anni ’70 ha costituito le fondamenta dell’architettura tecnica su cui poggia Internet. Dal 2005 Cerf lavora anche in Google come chief Internet evangelist, aiutando l’azienda a sviluppare nuove architetture, sistemi e standard per la nuova generazione di applicazioni che girerà su Internet. Di recente, poi, il guru del web si è dedicato alle campagne a favore dell’adozione e diffusione dell’Ipv6 e si è anche incontrato con rappresentanti della Casa Bianca per accelerare la sua implementazione negli Stati Uniti.

Le specifiche tecniche dell’Ipv6 sono pronte già da alcuni anni, ma solo una minoranza di siti Internet, attrezzature di routing e Internet service provider le usano. Secondo Cerf gi Isp sono particolarmente colpevoli di non aver programmato in tempo l’adozione dell’Ipv6. “Si sono concentrati sui risultati finanziari e non ci hanno pensato perché oggi non appare come un problema”, dice Cerf. “Ma lo diventerà presto...Il guaio è che non si possono portare altre persone su Internet senza implementare questa nuova versione del protocollo”.

Altro problema, non di poco conto: l’Ipv6 e l’Ipv4 non sono direttamente compatibili e ciò potrebbe portare a difficoltà di connessione tra mercati Internet più maturi, come l’Europa occidentale e il Nord America, e quelli a più rapida crescita da dove arriva la gran parte della richieste di nuove connessioni. “E’ il momento più difficile nella storia di Internet da quando l’abbiamo creato”, conclude Cerf.

12 Novembre 2010