Frequenze, primi dubbi sugli incassi delle aste

MAXIEMENDAMENTO

I tecnici del servizio Bilancio della Camera: se utilizzati per coprire spese "ordinarie" del maxiemendamento del governo al ddl stabilità, si potrebbe determinare un "peggioramento dell'indebitamento netto strutturale"

di R.C.
I 2,4 miliardi di euro attesi dall'asta sulle frequenze del dividendo digitale esterno, se utilizzati per coprire spese "ordinarie" del maxiemendamento del governo al ddl stabilità, potrebbero determinare un "peggioramento dell'indebitamento netto strutturale". A sottolinearlo i tecnici del Servizio Bilancio della Camera secondo cui occorre verificare la natura di queste entrate per "valutare la possibilità di utilizzare le risorse medesime per la copertura degli oneri" previsti nel maxiemendamento.

Inoltre, si legge nel dossier, sarebbe "opportuno acquisire dal governo elementi in merito alla effettiva possibilità di assicurare l'espletamento delle gare in tempi idonei a garantire gli introiti previsti per l'esercizio 2012". Questo anche in considerazione dei "passaggi procedurali preordinati alla razionalizzazione delle frequenze attualmente in uso ai fini delle successive assegnazioni''.

"Tra le risorse attivate - ricordano i tecnici - sono comprese le maggiori entrate extratributarie derivanti dall'assegnazione delle frequenze digitali, stimate in 2,4 miliardi di euro per il 2011. Tali risorse, in base ai criteri contabili europei, dovrebbero costituire entrate una tantum, in quanto prive di impatto sull'indebitamento netto strutturale. Pertanto, ove dovesse trovare conferma la qualificazione degli introiti derivanti dall'assegnazione delle frequenze come entrate una tantum, il loro utilizzo a fini di copertura di minori entrate o maggiori spese di carattere ordinario potrebbe determinare un peggioramento dell'indebitamento netto strutturale".

15 Novembre 2010