Asta frequenze a rischio. In fumo i 2,4 miliardi?

DDL STABILITA'

L'allarme del servizio Bilancio del Senato: il lag temporale potrebbe scoraggiare gli operatori dal prendere parte alla gara. L'economista Valletti: "Per generare vera ricchezza serve togliere spettro alle nazionali". E sul beauty contest la Ue: "Valuteremo il regolamento Agcom"

di A.C.
Nuvola nera sull’asta frequenze. I 2,4 miliardi che il governo spera di incassare dalla cessione dello spettro agli operatori mobili rischia di non arrivare. Lo dicono i tecnici del servizio Bilancio del Senato che in un dossier sottolineano come “il rilevante lag temporale tra la materiale acquisizione delle frequenze e l'esborso effettuato (15 mesi) potrebbe costituire un deterrente rispetto alla decisione di prendere parte alla gara".

I tecnici ricordano che la misura inserita nel Ddl di stabilità prevede che gli introiti dell'assegnazione debbano essere versati allo Stato entro il 30 settembre 2011 mentre la liberazione delle frequenze per la loro destinazione ai servizi di comunicazione elettronica mobili è fissata al 31 dicembre 2012. La misura dovrebbe assicurare entrate per 2,4 miliardi nel 2011.

Il servizio Bilancio evidenzia inoltre che le frequenze sono assegnate a un numero rilevante di emittenti locali e alcune in maniera pluriennale e questo potrebbe generare procedure di contenzioso: anche questo potrebbe "scoraggiare eventuali concorrenti o per lo meno rallentare la procedura d'asta".

I tecnici di Palazzo Madama ribadiscono infine le perplessità già avanzate dai tecnici della Camera sul fatto che i destinino entrate una tantum a copertura di spese di carattere ordinario con il rischio di un "peggioramento dell'indebitamento netto strutturale".

La stima “per eccesso” delle entrate derivanti dalla gara è anche al centro delle considerazioni, pubblicate su Lavoce.info, di Tommaso Valletti (ordinario di Economia all'Imperial College London e all'Università di Roma Tor Vergata, oltre che Research Fellow del Cepr di Londra e membro della Competition Commission britannica). Secondo Valletti non è ancora chiaro “né quali frequenze saranno messe all’asta né come verrà svolta la gara”. Inoltre niente entrerà nelle casse dello Stato per quanto riguarda le frequenze TV in mano alle emittenti nazionali. Gli operatori televisivi si ritengono - scrive Valletti -, a torto, proprietari delle frequenze sul quale hanno finora trasmesso il proprio programma (1 canale = 1 programma): “Ogni rete televisiva pretende di conservare le frequenze analogiche senza tener conto che, nel nuovo scenario digitale, un canale è in grado di trasportare fino a 15 programmi! Se si vuole generare ricchezza e crescita tramite aste competitive rivolte ai servizi mobili bisognerebbe togliere frequenze a Rai e Mediaset (senza però ridurre il numero di programmi che possono irradiare, anzi consentendo loro di avere un moltiplicatore pari a 2 o addirittura 3 volte i loro attuali programmi)”. Ma ciò non avverrà, dice Valletti, se non si cambia la legge.

Le frequenze dovrebbero arrivare dunque in buona parte da quelle in mano alle reti private. “La vedo dura” scrive il professore.”Le leggi vigenti affermano che almeno un terzo delle frequenze debba essere assegnato all’emittenza locale”. Poiché sono previsti 25 multiplex nazionali, la legge impone di destinare all’emittenza locale almeno 13 multiplex in ogni area. “Anche qui, se non si cambia la legge non ci sarà alcuna frequenza disponibile per un’asta alla quale partecipino gli operatori mobili”.
Il problema alla base di tutto ciò è quello non avere mai chiarito di chi “sono” le frequenze (dovrebbero essere dello Stato), e come sono state assegnate nel passato nel “far west” del nostro etere. “Tale ambiguità - dice Valletti - porterà a contenziosi e ricorsi al Tar, contando anche sul fatto che le emittenti private riceverebbero un trattamento discriminatorio rispetto a quelle nazionali”.

L’ultimo fattore di incertezza “è lo scontro probabile tra ministero dell’Economia e quello dello Sviluppo Economico (spetta a quest’ultimo organizzare la gara). Mentre va dato atto a Tremonti di avere compiuto dei passi importanti e condivisibili - scrive Valletti - l’ineffabile Romani si è già affrettato a dire che se si fa una crisi di governo non si fa la gara, e che inoltre lo spettro è già tutto occupato dalle varie televisioni.

Quanto alle frequenze da assegnare in beauty contest la Commissione Ue valuterà il regolamento che dovrebbe essere varato domani da Agcom. “La Commissione Ue - fa sapere la portavoce Amelia Torres - aspetta di ricevere (dall'Italia) il testo del regolamento per verificare che la gara si faccia in piena conformità con le regole per l'allocazione delle frequenze digitali, in modo tale da essere aperta a tutti, trasparente e non discriminatoria”.

Il 20 luglio scorso, la Commissione Ue ha dato luce verde alla partecipazione di News Corp alla gara per l'assegnazione delle frequenze multiplex, a condizione che Sky trasmetta in chiaro e gratuitamente sul digitale terrestre per almeno cinque anni.

24 Novembre 2010