Primo sì all'Acta dal Parlamento Ue: "Nessuna regola dei tre colpi"

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I deputati votano la risoluzione a maggioranza ristretta: continuano le proteste dei Verdi e dei partiti di sinistra. Preoccupati anche gli Isp e le associazioni dei consumatori, ma Bruxelles assicura: "Nessuna ripercussione sui diritti fondamentali"

di Patrizia Licata
L’Acta, il controverso accordo internazionale contro la contraffazione, è più vicino alla ratifica. La versione finale dell’Anti-counterfeiting trade agreement, definita a Tokyo il 2 ottobre nell’ultimo ciclo di negoziati, è stata sottoposta all’esame del Parlamento europeo che ha approvato mercoledì 24 novembre una risoluzione che considera il nuovo Acta come "un passo nella giusta direzione", pur chiedendo alla Commissione di confermare che il testo non abbia ripercussioni sulla legislazione comunitaria.

La risoluzione, presentata dai gruppi Ppe e Ecr e adottata con una maggioranza modesta, 331 voti in favore, 294 contrari e 11 astensioni, afferma che l'Acta non modificherà la legislazione comunitaria in materia di diritti di proprietà intellettuale (Dpi), "visto che il diritto dell'Unione europea è già molto più avanzato rispetto alle norme internazionali in vigore".

I deputati, che hanno diritto di veto sugli accordi internazionali, hanno anche stabilito le condizioni necessarie all'approvazione finale da parte del Parlamento del nuovo Acta, in programma per inizio 2011. “Siamo consapevoli che l'accordo negoziato non risolverà il problema complesso e multidimensionale della contraffazione, ma riteniamo che esso costituisca un passo avanti nella giusta direzione", afferma la risoluzione. La Commissione dovrà "confermare che l'attuazione dell'Acta non avrà alcuna ripercussione sui diritti fondamentali e sulla protezione dei dati, sugli attuali sforzi dell'Unione europea per armonizzare le misure di attuazione dei Dpi e sul commercio elettronico".

L'obiettivo del nuovo accordo multilaterale Acta (fra Ue, Usa, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera) è di rinforzare la protezione della proprietà intellettuale e contribuire alla lotta contro la contraffazione e la pirateria di prodotti quali l'abbigliamento di grandi marche, la musica e i film. A tal proposito, la risoluzione precisa che "l'adesione all'Acta non è esclusiva e che altri Paesi in via di sviluppo ed emergenti potranno aderire all'accordo".

L’accordo è stato fin dall’inizio oggetto di critiche e controversie, a cominciare dalla segretezza dei negoziati. I deputati dell’Ue notano che, proprio in seguito alle proteste da parte del Parlamento, "il livello di trasparenza dei negoziati Acta è stato sostanzialmente migliorato" e che "il Parlamento è stato pienamente informato sugli sviluppi dei lavori e ha potuto prendere visione del testo negoziato una settimana dopo la conclusione dell'ultimo ciclo di trattative in Giappone".

Non tutti i nodi sono stati tuttavia risolti. Il Parlamento critica la non inclusione nell'accordo della "contraffazione delle indicazioni geografiche" e considera che "tale omissione rischia di creare confusione". Continuano a restare all'opposizione gli Internent service provider, che fin dall’inizio dei negoziati, avviati a Ginevra due anni fa, hanno seguito con attenzione i lavori dei Paesi partecipanti all’Acta perché, sostengono, l’accordo potrà dare alle aziende della musica il diritto di chiedere agli Isp di agire contro il download illegale. Gli Isp non sono disposti a trasformarsi nei poliziotti del web e ad assumere il compito di sorvegliare le attività illegali, specialmente il file sharing peer-to-peer, anche perché ciò costerebbe loro enormi investimenti, oltre a renderli molto impopolari.

Un rappresentante dell’industria sentito dal sito Euractiv cita a questo riguardo il precedente creato dall’Irlanda come “preoccupante”: l’Isp irlandese Eircom ha infatti acconsentito a tagliare la connessione Internet degli utenti dopo ripetuti download illegali, con l’aiuto di una società di vigilanza al servizio delle aziende della musica. L’accordo è arrivato dopo le pressioni esercitate dai colossi Emi, Warner, Universal e Sony Bmg.

Tuttavia, ad alleviare i timori dell’Isp, la risoluzione raggiunta dal Parlamento europeo afferma che il nuovo Acta, anche grazie all’intervento della Commissione, non prevede alcuna introduzione di perquisizioni o della cosiddetta procedura dei tre colpi; i deputati sottolineano che "l'Acta non potrà obbligare nessuna parte firmataria, e in particolare l'Unione europea, a introdurre la procedura three strikes o sistemi analoghi".

Una fonte dell’industria sentita da Euractiv obietta tuttavia che, anche se l’Acta non permette ufficialmente l’approccio dei tre colpi, non lo scoraggia nemmeno e potrebbe portare altre telecom europee a seguire l’esempio di Eircom. La stessa fonte afferma che i negoziati sull’Acta dovrebbero essere contestualizzati con la revisione in corso della legge Ue sul copyright, che sarà pronta l’anno prossimo. “Abbiamo saputo in via informale che la Commissione europea intende introdurre più norme sulle violazioni legate al web, in particolare forme di cooperazione tra detentori dei diritti e Isp”, rivela la fonte.

C’è infine da ricordare che la risoluzione del Parlamento è stata votata con una maggioranza ristretta, come nota il gruppo di sinistra Gue/Ngl. L’Eurodeputato del Gue/Ngl Helmut Scholz ha dichiarato che il voto dimostra che "la Commissione non è riuscita a convincere il Parlamento che i maggiori problemi sollevati a marzo dai deputati siano stati affrontati e risolti”. "Se la Commissione non si fa carico delle preoccupazioni dei deputati e di aziende e cittadini prima di firmare l’accordo, il rischio è che l’Acta sia respinto dal Parlamento nel voto finale”, secondo Sholz.

"Questo voto è un terribile colpo per i cittadini Ue. Hanno vinto i conservatori, ma il voto più importante sarà il prossimo e definitivo previsto a inizio 2011, quando il Parlamento avrà l’opportunità di bocciare l’Acta”, concorda Jérémie Zimmermann, portavoce di La Quadrature du Net. "Questa risoluzione ignora i timori, espressi dagli esperti e dai membri del Parlamento, che l’Acta metta a rischio le libertà civili e l’accesso a informazioni e farmaci”, conclude il tedesco Jan Philipp Albrecht, europarlamentare dei Verdi.

25 Novembre 2010