Banda larga per tutti. Realtà o utopia?

SERVIZIO UNIVERSALE

di Alessandro Longo
Banda larga per tutti, come diritto connaturato con il semplice fatto di essere cittadini europei. Banda larga a prezzi politici, come il pane con la tessera nei tempi di guerra. Torna in auge in Europa l’idea di rendere la banda larga un servizio universale. Spira forte da un Paese all’altro, fino a toccare Bruxelles, dopo essere stato sopito per molti anni.  Adesso è rientrato nella direttiva servizio universale, che il parlamento europeo ha votato nelle scorse settimane all’interno della Commissione mercato interno (Imco). È solo la prima fase di un dibattito. “Con questo voto, si è posta una prima base giuridica perché il concetto di servizio universale possa essere esteso, in futuro, anche alla banda larga”, spiega Innocenzo Genna, president dell’Ecta.  Com’è noto, adesso solo la telefonia normale è un servizio universale e di conseguenza l’operatore dominante è obbligato a portarla dappertutto, anche laddove non è conveniente (in cambio viene ricompensato con un fondo di remunerazione pubblico). L’idea è che “il telefono non basta più; il concetto di servizio universale, così com’è stato formulato in passato, deve per forza di cose estendersi all’accesso veloce alla rete”, dice Nicola D’Angelo, consigliere Agcom (Autorità garante delle comunicazioni).  La dichiarazione di principio si scontra però con un muro, quando prova a scendere sul piano pratico. E il dilemma è ben evidente anche all’interno delle istituzioni europee. Per cominciare, ancora non è chiaro se, su questo punto, ci sia accordo tra Parlamento e Consiglio.

Full story nel numero 9 del Corriere delle Comunicazioni in uscita il 4 maggio

02 Maggio 2009