TRIPWIRE. Contratti telefonici o soprusi?

TRIPWIRE

di Piero Laporta
Parlo d’una vicenda personale, tuttavia d’interesse generale. Tempo addietro telefonano a casa per proporre di rifare il contratto telefonico con lo stesso operatore ma una formula più vantaggiosa. Benissimo, le bollette erano divenute alquanto pesanti. Cancelliamo il vecchio contratto per farne uno nuovo. Dopo un giorno ho due numeri e due contratti. Chiamo per far cancellare un contratto. Mi cassano il vecchio numero, quello noto a tutti.

Col nuovo numero applicano le condizioni del vecchio contratto, più oneroso. Scrivo, minaccio disdetta. Telefonano, riconoscono l’errore e promettono di ovviare. Le bollette successive sono sempre col vecchio contratto. Smetto di pagare e rivendico per iscritto il credito accumulatosi col pagamento di tre bollette vecchia maniera. Serve a poco, finché non disdico il contratto per raccomandata e, per conoscenza, una copia la invio all’Agcom.

L’operatore non ha un indirizzo postale ma una casella postale. La ricevuta di ritorno della raccomandata non torna. Mi telefonano più volte, assicurandomi che faranno “uno storno”, anzi “lo abbiamo fatto sin dal 5 novembre”, portando il mio credito sul nuovo conto. Bene, dico, scrivetemelo e chiudiamo. “La procedura non prevede che si scriva ai clienti”, devo essere io a inviare un fax con un determinato format (“altrimenti gli amministrativi non lo ricevono”) per revocare la disdetta. Hanno telefonato tre volte per il fax. Il telefono è un servizio pubblico, rivolto pure ad anziani e persone fragili, le quali spesso non sanno come reagire al sopruso. L’Agcom è informata che ci sono operatori che agiscono in questo modo?

29 Novembre 2010