Romani: "Faremo la Bulgaria digitale"

IL PROGETTO

Via al memorandum di intesa fra il ministro dello Sviluppo economico e il collega bulgaro Aleksandar Tsvetkov. L'Italia aiuterà il Paese nel passaggio al digitale terrestre e nella messa a punto del piano per la realizzazione delle nuove reti in fibra

di A.C.
Bulgaria digitale, banda larga e Corridoio 8: questi i temi che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha discusso oggi con il collega bulgaro Aleksandar Tsvetkov in chiusura della sua visita a Sofia. “Abbiamo parlato di un grande progetto il passaggio della Tv bulgara dall'analogico al digitale previsto per il 2015, dove ci piacerebbe essere a fianco del governo locale” ha detto Romani, aggiungendo che “la proposta è stata accolta con grande interesse”.

In occasione dell’incontro è stata decisa la creazione di un gruppo di lavoro per preparare un memorandum d'intesa che permetta ai due Paesi di cooperare non soltanto per il passaggio al digitale terrestre della Tv, ma anche per la banda larga e l'estensione delle reti in fibra ottica. “Vogliamo fare la Bulgaria digitale così come da noi abbiamo fatto l'Italia digitale”, ha incalzato Romani.

I due ministri hanno discusso anche le possibilità di partecipazione di imprese italiane nell'ammodernamento delle ferrovie bulgare nella realizzazione del progetto europeo del Corridoio 8. Incontrando i giornalisti, Romani è tornato anche sul tema dei gasdotti, ricordando la firma ieri sera a Sofia dell'accordo per la costruzione e gestione del gasdotto Igb (Interconnector Greece-Bulgaria) che fornirà gas naturale alla Bulgaria dalla Grecia e che fa parte del progetto Itgi (Interconnessione Turchia-Grecia-Italia).

“Per quanto riguarda l'Italia, oggi l'Itgi è d'interesse più ravvicinato, dovrà essere operativo nel 2016 con una portata per l'Italia di otto miliardi di metri cubi”, ha detto, rispondendo a una domanda se ci sia concorrenza tra Itgi, Nabucco e South Stream. “Stabilire oggi una priorità mi sembra molto difficile, inizialmente sembrava che Nabucco e South Stream fossero in competizione perché nascevano con due filosofie diverse e anche i protagonisti erano differenti'.

“A questo punto invece - ha aggiunto - tutti partecipano a tutto: il problema è capire se 30 miliardi di metri cubi, che sono la portata sia dell'uno sia dell'altro progetto, siano sufficienti anche per i prossimi anni per gli utenti finali”.

01 Dicembre 2010