Vodafone, più vicina la vendita del 44% della francese Sfr

STRATEGIE

Ancora un passo nella strategia di dismissioni delle quote di minoranza. Nessuna intenzione, però, di abbandonare il mercato americano (Verizon Wireless) né quello indiano (Hutchinson Essar)

di Patrizia Licata
Prosegue la strategia di Vodafone volta a liberarsi degli investimenti non strategici, che hanno attratto le critiche di molti azionisti, e a concentrarsi sui settori a maggiore crescita. Il gruppo britannico sta definendo un accordo per vendere la sua quota del 44% dell'operatore francese di telefonia mobile Sfr a Vivendi (titolare delle restanti azioni) per 7 miliardi di sterline (11 miliardi di euro). In seguito a questa dismissione Vodafone, secondo Bloomberg, avvierà un'operazione di buyback da 5 miliardi di sterline il prossimo anno.

L’azienda guidata dall’italiano Vittorio Colao starebbe anche chiudendo la vendita del 24% nella compagnia telefonica polacca Polkomtel per 800 milioni di sterline, sempre con l’intenzione di snellire il proprio portafoglio dalle partecipazioni di minoranza nelle telecom internazionali. Negli scorsi sei mesi, Vodafone ha venduto le quote in China Telecom e in Softbank (Giappone) per oltre 7 miliardi di sterline.

Non è in vendita, invece, secondo The Guardian, la partecipazione del 45% che Vodafone detiene in Verizon Wireless negli Stati Uniti, perché tale operazione, che potrebbe fruttare 33 miliardi di sterline, comporterebbe anche una pesante tassa sui capital gains di 10 miliardi di sterline. Tuttavia gli azionisti in Gran Bretagna continuano a pensare che la vendita sia “possibile” e che ci siano modi "per aggirare la questione fiscale”.

Altra partecipazione contestata di Vodafone è quella nell'operatore indiano Hutchison Essar, di cui l’operatore britannico ha acquisito una quota di maggioranza nel 2007: su quell’operazione Nuova Dehli pretende una tassa di 1,5 miliardi di sterline che Vodafone sostiene di non dover pagare. Ma anche in India, come negli Stati Uniti, Vodafone ha indicato ufficialmente di non avere intenzione di abbandonare il mercato.

06 Dicembre 2010