Elettrosmog, D'Inzeo: "Paure per la salute ingiustificate"

L'INCHIESTA

"Nessun rischio per le persone", assicura uno dei massimi esperti mondiali. "La scienza parla chiaro: i campi elettromagnetici non provocano danni alla popolazione. Le emissioni delle stazioni radio sono insignificanti"

di Paolo Anastasio
I gestori non ne parlano volentieri, l’argomento è scomodo e impopolare. I comitati cittadini contro l’“elettrosmog”sono dietro l’angolo. Eppure, in Europa il limite sulla base delle indicazioni dell’Icnirp (International Commission on Non-Ionizing Radiation protection) è di 61 V/m, valore molto più alto di quanto permesso nel nostro Paese. I campi elettromagnetici sono un rischio per la salute della popolazione? La scienza dice di no. Ne abbiamo parlato con Guglielmo D’Inzeo, professore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e telecomunicazioni (Diet) all’Università Sapienza, uno dei massimi esperti internazionali di elettromagnetismo.

Sarebbe ragionevole rivedere la normativa italiana, vecchia di un decennio?
L’unica speranza per modificare il quadro normativo italiano è riferirsi all’Europa. L’Italia dovrebbe adeguarsi agli standard europei, passando dai 6 V/m ai livelli previsti dalle norme europee, che hanno un fondamento scientifico.

I campi elettromagnetici sono un rischio per la salute?
No. Se si rispettano gli standard proposti a livello internazionale da commissioni come l’Icnirp, un gruppo internazionale di ricercatori indipendenti, che sono in contatto costante con l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità). Lavorano per il monitoraggio degli studi sulle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti (microonde, radiofrequenze). L’unico effetto accertato di tali campi è scaldare gli oggetti, come avviene ad esempio con gli alimenti nel forno a microonde. Se il riscaldamento è eccessivo, possono surriscaldare i soggetti affaticando il sistema di termoregolazione.

Come si fissano i limiti di emissione?
L’intensità della sorgente elettromagnetica e il tempo di esposizione sono i due fattori determinanti per regolare le emissioni elettromagnetiche. Dagli anni ’70 ci sono normative per regolare i limiti di emissione. L’Ue ha fissato i limiti per i paesi membri limitando come suggerito dall’Icnirp la potenza indotta nei tessuti (espressa in Watt al chilogrammo). I limiti di emissione indicati sono considerati validi dalla Ue che li ha adottati all’inizio degli anni 2000. I 6 V/m italiani sono una riduzione notevole rispetto ai limiti europei. L’Ue può suggerire dei livelli massimi (raccomandazione), ma i singoli stati possono abbassare ulteriormente i livelli come hanno fatto l’Italia e alcuni altri paesi.

Perché in Italia ci sono limiti così stringenti rispetto all’Ue?
Alla fine degli anni ’90-inizio del 2000, quando si iniziarono ad installare le stazioni radiobase, si creò un allarme diffuso. Il Governo decise di ridurre ulteriormente i valori applicando il principio di precauzione per tranquillizzare la gente, in attesa di nuovi studi specifici. Che sono stati svolti in questo decennio, non evidenziando altri fattori di rischio.

E i cellulari, sono un rischio per la salute?
La vera esposizione per la popolazione indotta dalla telefonia mobile non è dovuta alle stazioni radio base, ma ai cellulari che sono usati in vicinanza del corpo. Ma anche i cellulari rispettano gli standard e sono sottoposti a test prima di andare sul mercato. Ci sono 3 miliardi di cellulari nel mondo. L’Ue finanzia un elevato numero di ricerche per valutare i possibili pericoli per la salute. Nessuno di questi studi ha dato indicazioni di rischi diversi dal riscaldamento.
Nemmeno Interphone, il più vasto studio epidemiologico pubblicato a inizio 2010, ha indicato connessioni con l’insorgere di possibili tumori indotti dall’uso dei telefonini.

E le stazioni radio base?
L’emissione è insignificante. Migliaia di volte più bassa dei valori previsti dalle normative. Solo a pochi metri dall’antenna si possono raggiungere i valori limite previsti dalla legge italiana, poi il campo si attenua notevolmente man mano che ci allontana dall’antenna.

E il cositing, è una soluzione positiva?
Tende ad aumentare i valori localmente e quindi può essere limitato dalla normativa italiana. Oggi i gestori sono spinti ad utilizzarlo per condividere gli investimenti connessi ai nuovi siti.

15 Dicembre 2010