Gli analisti danno la pagella a Skype: debole il business model

IN VISTA DELL'IPO

In vista del debutto in Borsa non convince la strategia di ricavi dell'operatore che registra 90 milioni di utenti attivi, ma solo 8 milioni a pagamento

di Patrizia Licata
L’avvicinarsi della quotazione in Borsa di Skype, annunciata fin dallo scorso agosto e prevista per quest’anno, moltiplica le valutazioni sulla salute della società della telefonia su Internet, con analisi positive che si affiancano a quelle negative. E’ l’incertezza sul modello di business a scatenare i maggiori grattacapi: il numero di utenti cresce senza soste, ma la percentuale di clienti che pagano per i servizi a valore aggiunto resta esigua.

A metà 2010 Skype contava 560 milioni di utenti, di cui si stima che circa 90 milioni fossero attivi. Di questi, sono solo 8 milioni quelli che pagano, ovvero che possiedono un account SkypeOut e/o un numero di telefono Skype (Online Number). E’ un modello sostenibile nel lungo periodo?

Una recente stima di Standard & Poor's fissa le entrate di Skype nei 12 mesi terminati a settembre 2010 a 830 milioni di dollari, e gli utili netti a 170 milioni. Cifre che non riflettono adeguatamente il successo di Skype tra i consumatori: nelle ore di picco, il servizio registra 25 milioni di utenti simultanei e nel 2010 ha raggiunto uno share del 24,7% del traffico voce internazionale, contro il 12% del 2009 e l’8% del 2008, secondo dati di Telegeography.
 Da notare che circa il 40% delle telefonate su Skype sono chiamate video.

Skype è consapevole della necessità di crescere e offrire servizi per cui vale la pena pagare. La società ha da poco apportato modifiche al suo network per ovviare alle massicce interruzioni del servizio verificatesi a dicembre (ma l’intervento ha scatenato l’azione legale della Gradient Enterprises, che sostiene di possedere il brevetto sulla tecnologia usata da Skype per riparare la rete).

Skype ha anche acquisito di recente Qik (per 150 milioni di dollari), un provider di video streaming mobile per tutti i maggiori sistemi operativi (Android, iOS, Symbian, BlackBerry Os, Windows Mobile) con 5 milioni di utenti; inoltre ha lanciato le videochiamate di gruppo come servizio a pagamento (3,50 euro al giorno o 6 euro al mese).

La tecnologia di Skype è stata aggiornata in modo da permettere le chiamate da diversi sistemi operativi mobili (Android, BlackBerry, Symbian) e molteplici modelli di smartphone (Htc, Motorola, Samsung, Lg, BlackBerry, Nokia).
 E’ stato lanciato anche Skype for iPhone with Video, mentre Verizon Wireless sta lavorando per portare le videochiamate con Skype sui cellulari Android. Infine, Sony e Vizio stanno aggiungendo la possibilità di chiamare con Skype anche alle loro tv e ai lettori Blu-ray.

Insomma, la posizione di Skype sul mercato internazionale sembra consolidata. Ma per spingere sempre più utenti a passare al modello a pagamento gli analisti pensano che Skype debba cercare nuove e molteplici fonti di revenue. Anche perché altri provider stanno lanciando le videochiamate e le tariffe di terminazione scendono in tutto il mondo, accrescendo la concorrenza con la telefonia tradizionale e rendendo sempre più difficile per Skype generare un fatturato rilevante. L'azienda dovrà puntare sulle videochiamate di gruppo e altri servizi da individuare lungo la strada verso l’Ipo.

12 Gennaio 2011