Antitrust: "Sui servizi postali serve un'authority indipendente"

LA LIBERALIZZAZIONE

L'Agcm contro la decisione di affidare ad un'agenzia del ministero dello Sviluppo economico il ruolo di regolatore prevista dalla bozza di decreto. "A rischio la concorrenza"

di F.M.
L’Antistrust scende in campo contro la bozza di decreto legislativo che norma la liberalizzazione dei servizi postali e che affida un’agenzia ministeriale il ruolo di vigilate sul nuovo sistema.
“Senza un Regolatore realmente indipendente e imparziale la completa liberalizzazione dei servizi postali rischia di partire con il freno tirato”, scrive l’Authority.

Secondo l’Antitrust “il compito di vigilare sul percorso della liberalizzazione del settore postale viene affidato dal decreto a un organismo che, per espressa disposizione di legge, opera al servizio delle Amministrazioni Pubbliche ed è sottoposto ai poteri di indirizzo e di vigilanza di un Ministro, il quale ne definisce anche le funzioni, la struttura organizzativa e le modalità di finanziamento”.
L’Agenzia non potrebbe così qualificarsi neanche indipendente dagli operatori postali, visto che Poste Italiane, attuale fornitore del servizio universale e in posizione dominante nella gran parte dei mercati interessati, è una società a partecipazione pubblica totalitaria.
Per l’Antitrust, dunque, “il nodo dell’indipendenza e dell’imparzialità è invece cruciale perché il nuovo regolatore dovrà, in base al decreto, adottare i provvedimenti necessari a promuovere la concorrenza nei mercati postali. L’attribuzione delle funzioni regolatorie all’Agenzia anziché ad un’Autorità Indipendente non è inoltre conforme alle indicazioni europee”.

Destano infine perplessità la mancata previsione di misure fondamentali per consentire la realizzazione di una concorrenza effettiva nel settore postale quali l’affidamento del servizio universale con procedure di evidenza pubblica, la revisione del suo perimetro e l’abolizione della riserva postale.  Il decreto passa ora al vaglio delle commissioni competenti di Camera e Senato, il cui parere è atteso entro il 7 febbraio.

17 Gennaio 2011