Il wi-fi gratis dei Comuni? Clientela "rubata" agli operatori

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L'offerta pubblica di connessioni hotspot in diverse città, fra cui Roma, Milane e Venezia, rischia di creare un danno ai soggetti privati 

di P.A.
"L’abrogazione delle norme previste dal cosiddetto “Decreto Pisanu” ha aperto la strada ad una maggiore razionalizzazione nell’accesso delle reti wi-fi, con grande sollievo di tutti. Ma sarebbe davvero paradossale se la semplificazione dovesse fare sì che il pubblico (in questo caso, le amministrazioni locali) rientrasse dalla finestra nel mondo della telefonia”. Lo scrive il Sole 24 Ore, a proposito dell’offerta di reti wi-fi “pubbliche" in diversi comuni italiani, in particolare quelle della Provincia di Roma, di Venezia e del corridoio wi-fi gratuito di Milano.

“Il wi-fi ‘municipale’ è regressivo – aggiunge il quotidiano – Si viene a determinare una redistribuzione di quattrini non necessariamente commendevole: dai contribuenti tutti a quella parte della cittadinanza che possiede un laptop o uno smartphone (tipicamente non il quintile più povero)”.

Il rischio, secondo il Sole 24 Ore, è che i comuni “offrendo una copertura completa senza costi e senza onerose richieste di identificazione per l’utente, si mettano i concorrenza con i privati che a vario titolo danno una connessione wi-fi quale servizio accessorio (hotel, bar, ristoranti; un domani parrucchieri e negozi di scarpe), e con gli operatori di telefonia mobile”.

In soldoni, “il wi-fi di stato può ‘rubare’ consumatori agli operatori dati”. Infine, chiude il Sole 24 Ore, non c’è nulla di male se un’amministrazione fa un modesto investimento in routers, per alleviare il tedio della fila allo sportello. Altra cosa è mettersi sulla strada che ci porterebbe alle municipalizzate di internet”.

27 Gennaio 2011