Ciccotti (Ad Rai Way): "No alle frequenze alle telco. Con l'Lte si aumenta il digital gap"

CICCOTTI (AD RAI WAY)

Le risorse devono restare a chi fa servizio pubblico, sostiene il manager. "L'Umts si è sviluppato nella aree ad alta concentrazione urbana e con l'Lte si mira a fare altrettanto aumentando il divario digitale nel Paese". E sulla Ngn: "Alla Tv non serve. Abbiamo il digitale terrestre"

di Mila Fiordalisi
No alle nuove reti ultrabroadband. La banda larga italiana è già sufficiente a sostenere le esigenze del Paese. Questa la posizione del numero uno di ray Way Stefano Ciccotti, in risposta alle esigenze di infrastrutturazione sollevate dagli operatori di Tlc che chiedono alla Tv di fare la sua parte quantomeno sul fronte della lobby. "Bisogna smetterla di chiedere alle televisioni di intervenire su questo campo. Se il Paese vuole fare la banda larga la faccia, ma a prescindere dalle Tv. Noi abbiamo il digitale terrestre e non abbiamo bisogno delle reti veloci per offrire servizi evoluti ai cittadini italiani". Ciccotti non concorda inoltre sulla tesi della progressiva migrazione della pubblicità verso i new media, Internet in testa. "E' un falso. Se la pubblicità cala sulle tv eventualmente i motivi sono altri e sono più legati alla crisi".

Riguardo all'assegnazione delle frequenze agli operatori di Tlc mobili per lo sviluppo dell'Lte (4G mobile), Ciccotti sostiene che "è un errore". "Quando è stata fatta l'asta per l'Umts gli operatori hanno usato le frequenze per andare a offrire servizi dove già c'erano, ossia le grandi aree urbane. E con l'Lte vorrebbero fare lo stesso, non preoccupandosi quindi di servire tutta la popolazione. E allora non è giusto che le frequenze vadano a chi non è in grado di fare reale servizio pubblico. Ciò provocherebbe un uletriore digital gap".

02 Febbraio 2011