Ue: "Huawei e Zte competono ad armi impari"

CONCORRENZA

In un documento confidenziale la Commissione europea punta il dito contro le massicce linee di credito di cui godono le due network company da parte delle banche cinesi controllate dallo Stato ed i consistenti aiuti governativi che metterebbero a serio rischio la competizione sul mercato continentale

di Patrizia Licata
Competere con Huawei e Zte, i colossi cinesi delle attrezzature telecom, è una lotta ad armi impari per le aziende occidentali. Sembra crederlo la Commissione europea che, in un documento confidenziale ottenuto da Dow Jones Newswires, afferma che le due compagnie beneficiano di “massicce” linee di credito da parte delle banche cinesi controllate dallo Stato e di altri consistenti aiuti del governo. 
Il parere dell’Ue probabilmente
 alimenterà nuovi dibattiti sui sussidi che - accusano governi e aziende occidendali – le aziende cinesi ricevono da Pechino.

Gli esperti di mercato affermano che Huawei, rapidamente diventata il secondo maggior fornitore mondiale di attrezzature telecom, è un esempio lampante di come un’azienda cinese è stata fatta crescere fino al rango di competitor su scala globale grazie agli aiuti del suo governo.

Il documento della commissione, fatto circolare verso i governi nazionali, riporta i risultati preliminari delle indagini che l’esecutivo Ue ha condotto sulle presunte pratiche commerciali sleali da parte dei player cinesi ai danni della Option, un piccolo produttore belga di modem wireless, che si era rivolto alla commissione perché danneggiato dalla concorrenza cinese, ma che ha in seguito ritirato le accuse. Nel documento perciò la commissione propone di chiudere l’indagine ma sottolinea che “sono emerse diverse questioni importanti che restano ancora senza risposta da parte dei principali esportatori di questi prodotti”.

Zte, per esempio, ha accesso a linee di credito “di enormi dimensioni” rispetto alle sue vendite annuali, nota la commissione: nel 2009, la China development bank e la China export-import bank hanno concesso all’azienda cinese 25 miliardi di dollari di credito, su un revenue che quell’anno ammontava a 8 miliardi. “Le implicazioni di tali agevolazioni sono evidenti”, dice l’Ue. Per Huawei si parla di un prestito di 30 miliardi di euro da parte della China development bank.

Proprio i finanziamenti cinesi finalizzati all’export rappresentano una delle maggiori preoccupazioni delle aziende occidentali e finiscono ora sotto la lente dell’Ue: la commissione vuole capire se i crediti sull’esportazione della Cina violino le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Tra l’altro le linee di credito concesse dalle banche controllate dal governo "suggeriscono una pesante interferenza dello Stato”, si legge nel documento. La commissione vuole capire quanto Huawei e Zte siano controllate dal governo cinese: alcune aziende di proprietà dello Stato hanno quote di controllo in Zte, mentre Huawei è di proprietà dei suoi impiegati, ma, secondo il documento dell’Ue, “il cda è dominato dal Ceo e fondatore Ren Zengfei e dalla presidente Sun Yafang che vengono rispettivamente dal mondo militare e della sicurezza di Stato cinese”. Il documento sarà discusso a un incontro di esperti di commercio Ue alla fine di febbraio.

03 Febbraio 2011