D'Angelo: "Italia digitale, politica e istituzioni facciano la loro parte"

IL MANIFESTO

I temi posti dal manifesto sottoscritto da 104 fra operatori ed esperti di Ict "sono centrali per lo sviluppo del Paese" sottolinea il commissario Agcom

di F.M.
“L'appello di tanti operatori ed esperti del settore non può rimanere senza risposta”. Così il commissario dell'Autorità delle comunicazioni Nicola D'Angelo commenta il manifesto "Diamo all’Italia una strategia digitale”, apparso a tutta pagina sul Corriere della Sera nei giorni scorsi e firmato dai principali top manager dell'Ict italiano.

“I temi posti - dice D'Angelo - sono centrali per lo sviluppo del paese e non solo per la sua economia. L'Italia rischia l'esclusione da un futuro ormai prossimo in cui Internet e le nuove tecnologie della comunicazione svolgeranno un ruolo fondamentale nella vita di ciascuno di noi”. Il commissario rileva inoltre che “la politica deve fare la sua parte, ma anche l'Autorità e tutte le altre istituzioni pubbliche devono svolgere un ruolo importante. Per questo l'Agcom da tempo ha posto al centro della sua azione lo sviluppo delle reti di nuova generazione”.

Anche dal Pd si levano voci a favore del manifesto. Secondo Giuseppe Civati, responsabile Forum Pd Nuovi linguaggi e nuove culture e consigliere regionale lombardo, “Romani sbaglia a prendersela con chi ha sottoscritto l'Agenda digitale"
“Il ministro di Berlusconi dovrebbe prendere anche queste importanti manifestazioni come utile stimolo per fare molto di più rispetto a quanto sta facendo il governo per colmare un divario non più accettabile tra l'Italia e le principali economie europee e mondiali”.

“Romani - continua Civati - non può nascondere, nonostante gli annunci di piani e fondi, il grave ritardo del governo. Alle prese con un federalismo che non può funzionare e le telefonate in questura, il governo Berlusconi non si rende conto che il futuro non riguarda solo le presunte nipotine di Mubarak e le giovani amiche del premier ma dovrebbe riguardare qualche milione di persone”.
Ma forse - conclude l'esponente Pd - il premier è preoccupato dall'idea che qualcuno si possa organizzare, liberamente, per indicare le cose da fare. Magari in dissenso con quello che il governo non sta facendo”.

04 Febbraio 2011